18 Giugno 2024

“Il sabato sera andavamo dall’avvocato”, il Trabocchetto di un tempo che fu

Un articolo di Corrado Cartia e Carlo Arribas del febbraio 1998 racconta dei dammusi di Palazzo Beneventano. Locali che, tra gli anni Sessanta e Settanta, accolsero la gioventù siracusana. Tempi d’oro, in cui la dolce vita fioriva anche nella nostra provincia. 1966-1976. Il sabato sera andavamo dall’avvocato è il titolo del pezzo giornalistico che testimonia una fetta di storia di quei gloriosi anni. L’avvocato era Nuccio Giannetti che, dopo una breve parentesi romana, rientrò a Siracusa e, insieme ad altri giovani professionisti e imprenditori del tempo, inaugurò la stagione del Trabocchetto in Ortigia.

La famiglia Beneventano mise a disposizione i dammusi dello storico palazzo settecentesco. Gli arredi rievocavano l’incanto nobiliare: la saletta della Biblioteca e i divani di velluto rosso davano un’aria di eleganza a quelle serate all’insegna della movida. Ma anche della cultura locale: “Al Trabocchetto era possibile assistere a recitals e pièces teatrali delle compagnie di Aldo Formosa, Renzo Monteforte, Cesare Politi”, ricordavano Cartia e Arribas. Segno di un’evoluzione sociale.

La nobiltà lasciava il passo agli anni della minigonna, degli occhiali dalla montatura scura, delle acconciature alla Mina.

Il Trabocchetto in via delle Carceri Vecchie non era un locale qualunque. Era il club dove si incontrava “la generazione dorata della Siracusa di quei tempi”. Il sabato sera si viveva una specie di night fever: comitive inamidate e ingioiellate scivolavano tra l’angolo bar e il salotto. Si ballava, si conversava, si consumavano cocktail e spaghettate, in poche parole: si dava il via al corteggiamento. C’erano pure i play-boy del momento, ma loro arrivavano sempre dopo la mezzanotte: con fare assonnato, si rimediavano un whisky, accendevano una sigaretta e osservavano gli altri ballare. Un po’ per posa, ma spesso per via delle scorpacciate di polipo e salsiccia consumate poco prima all’osteria di Pilluccio alla Graziella.

“Per loro – sottolineavano Cartia e Arribas – l’inverno era una noiosa parentesi in attesa dell’estate, quando sarebbero arrivate le straniere già fatte innamorare l’estate prima, corteggiandole al Camping, nelle hall degli alberghi, a Fontane Bianche, all’Asteria Blu”. Donne meravigliose, dee in abiti splendidi, che i vitelloni avrebbero impalmato non molto tempo dopo. Le siracusane tutte in tiro, anche loro cercavano un marito concedendosi un lento o sorseggiando un drink.

Tra i soci del club entrò ben presto anche il Marchese Mariano Spadafora e tutta una schiera di artisti come Benito Leone e Carlo Capodieci. A quei tempi al Trabocchetto era d’obbligo anche il passaggio di attori e registi delle Rappresentazioni Classiche. Un luogo dove la cultura e la politica si mischiavano alla mondanità: meeting su Elio Vittorini, il futurismo e sul teatro del Novecento, si alternavano agli incontri tra i personaggi politici di quel tempo e i propri elettori. I pomeriggi, invece, avevano il sapore del mitico Piper: il Trabocchetto ospitava gruppi musicali emergenti come gli Osanna, l’Élite, The Brummels, Gli Scettici, i Dew Drops, The Lord, i Topi di Piero Vinci, il jazz trio di Mario Marischi e i Mammasantissima. Nel tempo il locale vide il passaggio di altre generazioni, ma quel decennio, tra i Sessanta e i Settanta, rimase impareggiabile.

Daniela Frisone

(foto in bianco e nero tratta dal sito di Antonio Randazzo)

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