18 Luglio 2024

Case popolari “fantasma” dietro il ferimento di un uomo. I carabinieri arrestano tre persone

Una storia di degrado sociale, consumata ai margini della periferia siracusana, lì dove convivono la voglia di sopravvivenza, di riscatto e, ancora oggi, di degrado sociale.

Una storia scoperta e raccontata in un fascicolo d’inchiesta che i carabinieri hanno portato avanti per un anno. Nel giugno dello scorso anno il ferimento di un 29enne e l’arresto del 19enne autore del gesto insieme alla denuncia del suo complice.

Ieri l’ultima pagina consegnata dai militari coordinati dalla Procura della Repubblica.

Dietro quei colpi sparati alle gambe nessun motivo passionale, né legato al mondo dello spaccio di droga. Nel fascicolo d’inchiesta si parla, invece, di compravendita di case popolari. Spesso occupate abusivamente, altrettante volte rivendute dagli assegnatari.

Al centro una donna che, rimasta sola dopo l’arresto del compagno, decide di lasciare quella casa di via Algeri di cui non è la legittima assegnataria. Prima di trasferirsi decide di vendere. Un primo acquirente si fa avanti consegnando 1000 euro. Ne arriva un secondo che alza la proposta d’acquisto consegnando 3 mila euro aggiudicandosi cosi il piccolo appartamento.

La donna consegna le chiavi, incassa il denaro, ma non restituisce la somma versata dal primo interessato alla casa.

Quest’ultimo – stranamente, dicono i carabinieri – non le richiede i soldi, ma preferisce farseli restituire dal 29enne che aveva preso possesso della casa. Per essere più convincente si rivolge a quello che gli investigatori definiscono il più “tinto” (il più cattivo) della zona. È proprio lui che impartisce l’ordine della spedizione punitiva scattata al rifiuto del nuovo inquilino di versare i soldi.  

Un paio di colpi alle gambe sparati con una pistola calibro 38 lo puniscono per il rifiuto.

Ieri il cerchio chiuso ad una storia avvenuta nel contesto di occupazione delle case popolari fantasma. Fenomeno diffuso e poco controllato evidentemente.

Tra gli aspetti che gli stessi carabinieri definiscono più inquietanti la mancata collaborazione del ferito che, conoscendo perfettamente gli indagati, non ha offerto nessun aiuto per la loro identificazione.

Il mandante e due degli esecutori materiali dell’estorsione sono stati rinchiusi in carcere, mentre, gli altri due uomini, che hanno concorso nel reato con ruoli diversi, sono stati sottoposti, rispettivamente, ai domiciliari e all’obbligo di dimora nel comune di residenza.

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