
Magari non è un compito, e neppure una missione, ma recuperare i talenti del passato con la loro unicità, la loro grandezza, ci aiuta a ristabilire un contatto più autentico con la nostra Isola. In questo viaggio che è la scrittura al femminile, un posto d’onore va certamente a Teresa Carpinteri, della cui ricchezza narrativa fu tanto acuta a parlare Margherita Francalanza in Siciliane, una straordinaria raccolta biografica pubblicata nel 2006 da Emanuele Romeo editore.
Della Carpinteri alcune note biografiche: nata a Canicattini Bagni nel 1907, laureata in Lettere a Catania, specializzata in Archeologia a Pisa e poi a Roma, dove fu insegnante liceale per tutta la vita (morì nel 1990). Una biografia semplice che nasconde però un universo letterario intricato, profondamente legato alla terra d’origine: «la Sicilia, abbandonata e mai rinnegata – scrive la Francalanza – è lo spazio scenico di tutti i suoi romanzi […] l’“Isola che non c’è” è insieme la partenza e la meta di un itinerario libero da schemi e da pregiudizi».

L’Ottocento è il tempo in cui si fondano i suoi racconti, distesi tra mito e realismo, tradizione e sovversione. È del tutto evidente il richiamo a penne importanti, a Verga, a Tomasi di Lampedusa, almeno fin dagli esordi con La Signora di Belfronte (1959), per cui una giuria composta tra gli altri da Ungaretti e Vittorini le conferì il premio Corrado Alvaro per la migliore opera narrativa con questa motivazione: «È il racconto, conciso e tuttavia intenso, di una donna che giunta all’estrema vecchiaia, rievoca gli avvenimenti vissuti e sofferti, in un caratterizzato ambiente siciliano. Storia di una persona, di una famiglia e anche storia di una regione». In esso la letteratura incontra la storiografia, riuscendo a unire leggende e stralci di una vicenda collettiva siciliana tra Otto e Novecento.
Ancora l’Isola è al centro del romanzo Le Stelle dell’Orsa (1962), così come in La Dionea (1971), in cui la sperimentazione linguistica, nell’uso del dialetto e dell’italiano regionale, e il miscuglio tra prosa e frammenti lirici, non fa altro che richiamare il tessuto evocativo di una terra forte e primordiale. Il romanzo è ambientato nel quartiere siracusano di Ortigia, ed è la storia di cinque fratelli, fatta di violenze e credenze popolari, in cui si insinua la figura di una donna adultera, Dionea, alter ego della leggendaria donna carnivora, portatrice di morte.
L’ultimo lavoro narrativo della Carpinteri fu l’Eringio (1978), che non è altro che la biografia romanzata della poetessa netina Mariannina Coffa, specchio condiviso di una femminilità votata agli obblighi morali ma fortemente riscattata dalla scrittura: “L’eringio è una pianta dal grembo robusto, – sottolinea la Francalanza – quasi d’acciaio, simbolo appunto della fedeltà giudicata come il campo semantico dell’intera esistenza della Coffa, ma anche intimamente condiviso dalla Carpinteri”.
Daniela Frisone











