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12/07/2026
16:34
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Spettacoli classici, le traduzioni di Ettore Romagnoli e le stroncature dall’inviato Elio Vittorini

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Era l’8 aprile del 1927 quando Elio Vittorini scrisse al critico Enrico Falqui: «Io sto a Siracusa e desidero sapere se “La Fiera” invierà un suo inviato speciale per l’occasione delle rappresentazioni classiche (come fanno tutti i giornali quotidiani) e se dovrò considerarmi io tale». Il ventenne siracusano non aveva ancora pubblicato per la casa editrice “Solaria” di Firenze e già bazzicava gli ambienti letterari della Capitale. Aveva preso accordi con Umberto Fracchia, direttore de “La Fiera Letteraria”, per mandare corrispondenze sulla “Medea” di Euripide, le “Nuvole” di Aristofane, il “Ciclope” di Euripide e i “Satiri della caccia” di Sofocle.

A quanto pare furono Curzio Malaparte ed Enrico Falqui, il primo caporedattore e il secondo collaboratore de “La Fiera Letteraria”, ad assicurare al giovanissimo Vittorini la qualifica di inviato alle Rappresentazioni Classiche nell’aprile-maggio del 1927. Ma prima di mettersi al lavoro, il nostro Elio chiese esplicitamente al Falqui: «Dimmi se posso parlare male di Romagnoli».

Questo perché sul noto grecista, che insieme al conte Gargallo sovrintendeva alle Feste Classiche, correva una cattiva fama: «Temo della iettatura di Romagnoli (non lo sai che a Siracusa appena si vede Romagnoli si tocca ferro o coglioni che si voglia?».

Un caso umano, diremmo oggi. Vittorini avrebbe potuto rifletterci su prima di scagliare, con l’ovvio consenso del direttivo, alcune sapide frecciatine negli articoli pubblicati sul giornale romano, eppure lo fece senza alcuna pietà: «Di classico non siamo riusciti a scovare traccia veruna, né sulla peste della traduzione romagnolesca, Né tendendo dietro alle interpretazioni degli attori, né ammirando le scene o i costumi del Cambellotti. Così la Medea non segue la linea dritta e chiara, quasi logica, dell’eroina di Euripide, ma geme come un’ossessa di vendetta in vendetta; e dove era semplicemente perversa si è fatta insensata e delirante».

E ancora, sulle “Nuvole”: «Certo che molti difetti presenta la Commedia perché, messe in disparte le intenzioni etiche di Aristofane, essa non raggiunge mai la conclamata altissima immobilità dell’ironia… ond’è che la commedia persiste in uno stato inferiore di farsa e di buffonata, dove la satira non va tanto per il sottile e non divide il capello in quattro, anzi piuttosto compiacendosi di un suo fare grossolano. Romagnoli non ha voluto comprendere che era suo compito di alleggerire la commedia da ciò che vi resiste di pacchiano, e anzi ha aggravato aggiungendo pacchianerie a pacchianerie per proprio conto».

Vittorini così sferrava i suoi colpi, senza peli sulla lingua, forte dei suoi anni e di una fama che era ormai tutta in divenire.

Daniela Frisone

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