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06/09/2026
23:25
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Sofrone da Siracusa, l’inventore del Mimo che conquistò Platone e Teocrito

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A lui si deve l’invenzione del Mimo. Sofrone di Siracusa, visse sul finire del secolo V a. C. poiché contemporaneo di Serse ed Euripide. I mimi, ovvero dialoghi in versi e in prosa in dialetto dorico, avevano strette relazioni con la Commedia, tanto che il Marchese Haus, famoso collezionista tedesco ospite alla corte dei Borbone, nella sua pregiata traduzione latina della Poetica di Aristotele, non sapeva decidere se fossero stati i Mimi di Sofrone a far nascere la Commedia di Aristotele o viceversa.

Sta di fatto che il celebre mimografo, nonostante le circostanze della sua vita non siano del tutto note, proprio a detta di Aristotele e di Diogene Laerzio, fu l’inventore del genere. E così, quando, sotto il governo del vecchio Dionisio, Platone giunse a Siracusa, il grande filosofo riuscì ad ottenere i dialoghi di Sofrone, da cui non si separò per il ritorno in Grecia, considerandoli oggetto di sommo pregio.

La Suda o Suida, lessico ed enciclopedia bizantina del X secolo, riporta che Platone di quegli scritti ne aveva preso talmente tanto diletto che spesso lo accompagnavano nelle ore del riposo quotidiano. Ancora, come indicava Diogene Laerzio, quando Platone morì i Mimi di Sofrone vennero trovati nel letto, sotto la testa del grande pensatore insieme con le Commedie di Aristofane.

Lo storico greco del III secolo d. C. aggiunge che la lettura degli scritti sofroniani non furono solo un piacere ma probabilmente ispirarono alcune delle riflessioni dell’ateniese in materia di morale e politica.

Ma un altro imitatore tra gli eccelsi si aggiunge alla lista di coloro che compresero le doti creative del nostro mimografo. Parliamo del genio di Teocrito (III a. C.) che scelse uno dei dialoghi del compatriota a modello per la stesura del suo più divertente idillio, ovvero Le Siracusane.

Altro scrittore, arguto e piuttosto corrosivo nei testi satirici, Luciano di Samosata (II secolo d. C.) non disdegnò di imitare lo stile del nostro Sofrone, confessando egli stesso di avere attinto alle Commedie degli antichi e ai dialoghi Socratici che Aristotele colloca nella stessa classe dei Mimi di Sofrone e di Zenarco.  Dei Mimi del siracusano restano circa centocinquanta frammenti che raccontano i costumi degli uomini e le usanze delle donne nella Sicilia greca del suo tempo, dunque si tratta di scene alle volte serie, alle volte umoristiche. Ecco alcuni titoli: Le cucitrici (o medichesse), La suocera, Il messaggero, Il pescatore di tonni.

I suoi componimenti, da Ulpiano, antico commentatore di Demostene, del IV secolo d. C, vennero considerati seriosi e questo dopo tutto continua ad essere un bene. Di fatto si diceva sconveniente che nei conviti degli uomini onesti fossero permesse le rappresentazioni mimiche dato che, e ciò avvenne nei secoli seguenti, molti scrittori di mimi erano soliti suscitare le risa del popolo offendendo il buon costume e la pubblica decenza.

Ad oggi dunque i mimi del nostro Sofrone giungono dotati di originalità e allo stesso tempo di compostezza, piacevoli nonostante la loro frammentarietà.

Daniela Frisone

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