Ancora disagi per la raccolta differenziata a Siracusa. Martedì 13 ottobre il servizio di ritiro di plastica e metalli non è stato completato su tutto il territorio comunale. A comunicarlo è stata Risam, che ha attribuito il problema ai severi limiti sulle quantità giornaliere di rifiuti accettate dagli impianti regionali di destinazione.
L’amministrazione comunale ha assicurato di essere impegnata per riportare il servizio alla normalità, compatibilmente con i tempi tecnici necessari. Intanto, dopo le difficoltà della scorsa settimana, anche questa mattina numerosi sacchi destinati alla raccolta risultano ancora presenti lungo le strade e davanti alle abitazioni.
Il nuovo disservizio segue la sospensione della raccolta di plastica e metalli disposta a partire dal 6 ottobre, quando Risam aveva segnalato la saturazione delle capacità di stoccaggio degli impianti siciliani e il blocco della piattaforma di destinazione.
Ma ciò che sta accadendo a Siracusa non può essere letto soltanto come un problema di organizzazione della raccolta urbana. La difficoltà nasce anche più avanti nella filiera, dove i rifiuti differenziati devono essere selezionati, trattati e trasformati in materiali da reimmettere sul mercato.
Perché gli impianti si riempiono e la raccolta rallenta
Il percorso della plastica non termina quando il mezzo della raccolta svuota i contenitori. Gli imballaggi vengono trasportati nelle piattaforme di conferimento e selezione, dove le diverse tipologie di materiale vengono separate e successivamente destinate al riciclo o, quando non recuperabili come materia, ad altre forme di trattamento previste dalla normativa.
Quando gli impianti a valle rallentano la lavorazione o non riescono a collocare i materiali selezionati, aumentano le quantità accumulate nei siti intermedi. Le piattaforme possono così raggiungere i propri limiti di stoccaggio, compresi quelli previsti dalle autorizzazioni ambientali.
È un meccanismo che può provocare un effetto a catena: diminuiscono i quantitativi accettati dagli impianti, i mezzi di raccolta incontrano difficoltà nello scarico e i Comuni non riescono a garantire regolarmente tutti i ritiri.
Il problema era stato descritto già nel novembre 2025 da Walter Regis, presidente di Assorimap, l’associazione nazionale dei riciclatori e rigeneratori di materie plastiche, che aveva avvertito del rischio di saturazione dei centri di stoccaggio e selezione a seguito delle difficoltà economiche delle imprese del riciclo.
Il paradosso economico: riciclare la plastica non sempre conviene alle imprese
Una delle principali cause della crisi è il rapporto tra il costo della plastica vergine, prodotta da materie prime fossili, e quello della plastica riciclata, ottenuta attraverso processi industriali di selezione, lavaggio e rigenerazione.
Per un’azienda manifatturiera la scelta della materia prima dipende da diversi fattori: prezzo, caratteristiche tecniche, qualità e continuità delle forniture. In alcune condizioni di mercato, la plastica vergine può risultare economicamente più conveniente di quella riciclata.
Il riciclo, infatti, comporta costi di raccolta, lavorazione, energia, manodopera e controllo della qualità. Quando le quotazioni dei polimeri vergini scendono, le imprese che producono materiali riciclati rischiano di perdere competitività.
A confermare la gravità della situazione sono i dati diffusi l’11 giugno 2026 da Assorimap, sulla base di un rapporto elaborato da Plastic Consult. Nel 2025 il settore italiano del riciclo meccanico delle materie plastiche ha registrato un fatturato di 685 milioni di euro, in calo dell’1,1% rispetto all’anno precedente, nonostante un aumento del 2% dei volumi lavorati.
Secondo l’associazione, nella seconda metà del 2025 i prezzi dei materiali riciclati hanno raggiunto i minimi del decennio, mentre i costi operativi sono rimasti particolarmente elevati. Una combinazione che ha ridotto drasticamente i margini delle imprese.
L’allarme delle imprese: «La crisi si è trasformata in emergenza»
Il 24 settembre 2026 Assorimap ha inviato una lettera alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni per chiedere un intervento urgente sulla crisi del settore.
Il presidente Walter Regis ha denunciato una situazione nella quale il materiale riciclato prodotto in Italia fatica a trovare collocazione commerciale, mentre diversi impianti sono costretti a ridurre o sospendere le attività.
Nella comunicazione, l’associazione ha indicato espressamente anche la Sicilia tra le regioni in cui la raccolta della plastica ha iniziato a subire interruzioni o difficoltà nei ritiri.
Assorimap chiede interventi a sostegno dell’utilizzo delle materie prime riciclate, incentivi e strumenti capaci di rendere economicamente sostenibile l’attività dei riciclatori. Tra le misure discusse figurano crediti d’imposta per le materie prime seconde e sostegni all’ammodernamento degli impianti.
L’allarme, dunque, non riguarda soltanto la quantità di rifiuti raccolti, ma soprattutto la capacità del sistema industriale di assorbirli e valorizzarli.
La raccolta cresce, ma il mercato del riciclo non riesce a tenere il passo
A rendere ancora più evidente la contraddizione sono i dati di COREPLA, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica.
Nel 2025 la raccolta differenziata urbana degli imballaggi in plastica ha raggiunto quasi 1,3 milioni di tonnellate in Italia, con una media di circa 27 chilogrammi per abitante e una crescita del 3,75% rispetto all’anno precedente.
Nello stesso anno, secondo COREPLA, il riciclo degli imballaggi in plastica ha raggiunto 969.072 tonnellate, corrispondenti al 49,6% degli imballaggi immessi al consumo.
Sono risultati che testimoniano l’importanza della filiera, ma che non cancellano le difficoltà economiche degli operatori. La quantità raccolta non coincide necessariamente con quella che le imprese riescono a trasformare e vendere in tempi brevi.
La situazione è particolarmente delicata per quei materiali che richiedono lavorazioni più complesse e per i quali non esiste ancora una domanda industriale sufficientemente stabile. Diverso, ad esempio, è il caso del PET riciclato destinato anche alla produzione di bottiglie, il cui utilizzo è sostenuto da specifici obblighi normativi europei.
Quanto tempo occorrerà per tornare alla normalità a Siracusa?
È questo, adesso, l’interrogativo più immediato per i cittadini.
Al momento, nella comunicazione di Risam del 13 ottobre, non viene indicata una data precisa per il completo recupero dei ritiri rimasti indietro, né viene quantificato il volume di plastica e metalli ancora da raccogliere.
Non risultano inoltre specificati, nella comunicazione, i quantitativi giornalieri che gli impianti possono attualmente ricevere da Siracusa, i tempi di attesa dei mezzi per lo scarico o la durata prevista delle limitazioni.
Si tratta di informazioni importanti per comprendere se la situazione possa essere risolta attraverso conferimenti graduali o se saranno necessari ulteriori interventi sulla destinazione dei materiali raccolti.
Va infatti distinta la disponibilità di un impianto ad accettare temporaneamente determinati quantitativi dalla soluzione della crisi dell’intera filiera. Riprendere i ritiri non significa necessariamente che tutte le difficoltà di stoccaggio e riciclo siano state superate.
Una questione che riguarda cittadini, Comuni e industria
Le difficoltà della raccolta differenziata mostrano quanto il sistema dipenda dall’equilibrio tra il servizio pubblico e l’attività delle imprese private.
Da una parte ci sono i cittadini, chiamati a separare correttamente i rifiuti, e i Comuni, responsabili dell’organizzazione del servizio. Dall’altra operano le aziende che selezionano e riciclano i materiali, il cui funzionamento dipende anche dalla sostenibilità economica delle lavorazioni.
Se la plastica riciclata non trova un mercato sufficientemente remunerativo, il rallentamento degli impianti può propagarsi fino al primo anello della catena: la raccolta davanti alle abitazioni.
Per Siracusa, nell’immediato, la priorità rimane il recupero del servizio e la rimozione dei sacchi accumulati. Ma l’emergenza solleva una questione più ampia: garantire continuità alla raccolta differenziata richiede non soltanto mezzi e operatori, ma anche impianti disponibili e un mercato capace di assorbire i materiali recuperati.
Senza queste condizioni, il rischio è che le difficoltà continuino a ripresentarsi, anche quando gli interventi locali riescono temporaneamente a riportare il servizio alla normalità.




