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19/02/2026
01:47

Sicilia, l’isola antica dove il vino ha tanti colori e sapori diversi

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La Sicilia e i suoi vini, i suoi vitigni. La storia pare venga da tanto lontano. Qualche anno fa nelle zone di Sciacca e di Caltagirone la presenza di alcuni residui organici in antiche giare dell’età del rame fecero supporre che il vino in Sicilia si producesse almeno sei mila anni fa. Mentre con assoluta certezza si conosce la stagione vinicola al tempo della colonizzazione greca, quando nella zona orientale venivano importarti dal bacino del Mediterraneo alcune specie di vitigni, fatti poi crescere con il sistema ad alberello.

Catarratto

A dire il vero gli antichi greci usavano chiamare la nostra isola Enotria, ovvero la terra del vino, non nascondendo il loro apprezzamento, un po’ come avevano fatto i fenici, per le sue possibilità vinicole. Di fatto, e siamo già in tempi moderni, i nostri vini sono sempre stati utilizzati per tagliarne altri, ad esempio quelli francesi, e quindi solo a partire dal secondo dopoguerra ha inizio la vera storia della vitivinicoltura siciliana.

Qualcuno lo ha chiamato “Nuovo Rinascimento”, il momento in cui agricoltori e imprenditori hanno deciso di mettersi in proprio e colorare di dignità e tradizione il gusto dei vitigni autoctoni. Non solo, anche esperti nel settore, come enologi e agronomi esteri, sono riusciti ad attrarre l’attenzione dei sommelier sull’intensa e variegata realtà del nostro territorio, grazie alla presenza di uve di straordinaria qualità. Cercheremo di riportare qui alcuni nomi di famosi vitigni siciliani e dei relativi vini, con qualche chicca per buongustai.

Grillo

Il Grecanico Dorato, il cui nome richiama l’origine dell’antico vitigno, di fatto presente dal VII secolo a. C. in Sicilia grazie alla diffusione da parte dei greci. La sua vite è chiara e il vino che si ottiene è di color giallo paglierino con preziose note floreali, giusto per accompagnare piatti a base di pesce.

Un altro bianco dalle grandi potenzialità è il Catarratto, i cui vini possono essere usati nella composizione del Marsala, dati gli intensi profumi di pesca, mandorla, miele. Per la sua importante struttura questi vini sono appropriati per accompagnare salumi, antipasti e carni bianche.

Nero d’Avola

Un altro bianco importante è il Grillo, al naso fruttato con note di pera e melone, che si abbina in modo magnifico a piatti di pesce, soprattutto ai molluschi. E ancora l’Inzolia, il cui vitigno è presente in particolare a Palermo e nell’agrigentino. I suoi vini sono decisamente freschi con fragranze fruttate ed erbacee che si abbinano a primi piatti e ad antipasti.

Tra i vitigni etnei si annoverano il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio dell’Etna, chiamati vitigni reliqua perché sopravvissuti alla pandemia di fine Ottocento. Non riusciremo a citarli tutti, ma di certo non possiamo far a meno di ricordare la coltivazione del Nero d’Avola, che è tra le più antiche del bracciante est dell’Isola. Di fatto la sua coltura si protrae fino ai nostri giorni attraverso il classico metodo ad alberello, che è poi un simbolo di continuità tra il presente e il mondo antico.

Daniela Frisone

Tam Tam TV

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