La storia delle rappresentazioni classiche a Siracusa passa dal futurismo. Era il 1921. Il giovane messinese Francesco Carrozza invita Marinetti a un raduno futurista in Sicilia. Marinetti รจ entusiasta, parla di sacri vulcani, di ellenismo ultraidiota, insomma invita i siciliani a combattere al grido di โViva il Futurismo!โ ma in tutta onestร declina lโinvito. Forse non si era ancora reso conto della portata mediatica di una campagna anticlassicista. Soprattutto in vista della riapertura del tempio della classicitร successiva alla pausa post bellica. Cosรฌ la settimana prima dellโinaugurazione i giornali annunciano il suo arrivo al Teatro Greco di Siracusa in veste di corrispondente dellโยซIntransigeantยป di Parigi. Unโoccasione โper tenere una Conferenza sullโArte Moderna e sul Futurismo al Teatro Epicarmoโ la domenica del 17 aprile, racconta il periodico ยซLa Riscossaยป.
In quella primavera del โ21 avrebbero rappresentato Le Coefore di Eschilo, ed era unโopera monumentale nella traduzione di Ettore Romagnoli con le scenografie di Duilio Cambellotti. Immaginate. Tutta la stampa regionale, compresa ยซLโOraยป di Palermo, era un tripudio di attese ed elogi verso il conte Mario Tommaso Gargallo per il ritorno a Siracusa di una concezione suprema dellโarte. Invece, sabato 16 aprile, giorno della prima delle Coefore al Teatro Greco, Siracusa si vide tempestata da centinaia di coloratissimi volantini. Era il manifesto futurista contro le Rappresentazioni Classiche. Una provocazione bellโe buona a firma di Francesco Carrozza, di Guglielmo Jannelli, Luciano Nicastro e VannโAntรฒ della rivista ยซLa Balza futuristaยป e del siracusano Aldo Raciti.

Da qui รจ tutto un ciclone. Il padre del Futurismo arriva il 18 aprile tra lโappoggio dei simpatizzanti e il clamoroso dissenso dei conformisti, e il giorno successivo al Teatro Epicarmo tiene la sua conferenza, bislacca, lungimirante, insolita, geniale.
Franco Sgroj ne riporta unโattenta cronaca: โMarinetti esalta la validitร delle strutture del teatro greco siracusano, ne vanta lo scenario naturale, il paesaggio incomparabile che con la luminositร dei tramonti ben puรฒ prestarsi ad una moderna, attuale, pittoresca valorizzazione del teatro in chiave spiccatamente siciliana. Con audace volo pindarico il vate del Futurismo tesse le lodi del coloritissimo folclore siciliano, dallโopera dei pupi alle celebrazioni religiose, dai costumi popolari al dialetto, tutti elementi che potrebbero e dovrebbero confluire nellโauspicato teatro siciliano e per le fortune del quale Marinetti suggerisce che il Teatro di Siracusa venga coraggiosamente svecchiato e aperto a una presa di coscienza veramente liberatoria alla rappresentazione sรฌ dei classici, ma anche di opere di autori siciliani viventi.โ
Daniela Frisone









