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11/10/2026
16:22
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Piccione racconta Mauceri, nostalgia, memoria e vita cittadina della Siracusa di fine ‘800

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Tra le memorie tramandate da Corrado Piccione, avvocato e uomo di cultura scomparso qualche anno fa, ci sono quelle dedicate alla vita cittadina, a come si conduceva l’esistenza in una Siracusa che non c’è più.

Corrado Piccione

Nel ricordare il noto storico dell’arte aretuseo Enrico Mauceri, nonché direttore del Regio Museo Archeologico di Siracusa e collaboratore di Paolo Orsi, viene fuori una pagina quasi inedita, un testo poco conosciuto. Siracusa fiore dei miei ricordi, un volumetto scritto dal Mauceri con la nostalgia di chi visse in un’altra città, in un’altra regione.

Era nato nel 1869, e tra il 1929 e il 1936 diresse la Pinacoteca Nazionale di Bologna, per diventare poi provveditore agli studi a Modena. L’opera che Piccione ha il grande merito di riesumare è un pezzo di storia vera scritta con tutta la passione di un uomo colto e innamorato di Siracusa. Il nostro Enrico la dedicò al fratello Luigi, illustre archeologo (a lui si devono grandi monografie come Il castello Eurialo, La Fonte Aretusa), e attraverso gli occhi dell’emerito avvocato ne scorriamo le pagine.

Enrico Mauceri

Quelle in cui “si delinea un incantevole profilo della piccola e modesta Siracusa di fine ‘800, della vita cittadina intessuta di costumi, di sobrietà e di civiltà, del diffuso ricordo di grandi concittadini, il Gargallo, il Logoteta, il Gaetani, gli Avolio, il Capodieci, i Landolina, il Rizza, il Privitera, il De Benedictis, che tra il ‘700 e l’‘800 avevano conferito un nuovo lustro alla cultura siracusana; si rivela la fierezza per i patrioti risorgimentali, il Pancali e il Chindemi”.

È lo stesso Mauceri a rievocare la città “con i suoi grandiosi forti spagnoli ed io li guardavo con senso di stupore così colossali, così superbi, sorgevano nella loro mole rivestiti di bei conci calcarei”. Poi la foto accesa di un luogo ricco di zone d’incontro e di personaggi che ne fecero la storia. “La vita comune – raccontava Piccione sulla scorta del Mauceri – si svolgeva serenamente tra la Marina, piazza Pancali, piazza Duomo; la città viveva del mare, di agricoltura, di artigianato”.

Dunque il riverbero di episodi drammatici come “le contrastate accoglienze di Donna Lina, moglie di Crispi, ospite del Bufardeci nel sontuoso palazzo di via Maestranza”. E ancora “una figura esemplare: il vecchio ascetico parroco Bajona, direttore della Biblioteca Alagoniana, studioso di storia cittadina, che conosceva uno per uno tutti i volumi e la loro collocazione”.

Infine “i cultori di Musica, Giuseppe Privitera, Giuseppe Rametta Garofalo, Angelo Ortisi. I poeti, in prima linea il grande Emanuela Giaracà, Luciano Calvo, garibaldino, Giuseppe Maielli. Riviste e giornali: Il Papiro, organo del gabinetto letterario, Il Giornale, organo del circolo patriottico, l’Aretusa, periodico letterario”. Sono ritratti miti e forti, sono squisite rimembranze in cui il pensiero del Mauceri si erge costante a recuperare un mondo ormai scomparso.

Daniela Frisone

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