Sarà visitabile ogni giorno fino al 5 ottobre la nuova mostra personale di Chiara Fronterrè, ospitata nel nuovo spazio espositivo Cortile Aleotta.
Piazza Armerina, 21 aprile 2026 – Un giardino racchiuso in una stanza, dove natura ed emozioni interiori si intrecciano attraverso opere realizzate su antiche tovaglie, tessuti domestici e frammenti di stoffa segnati dal tempo e dalla memoria quotidiana. È questo il cuore di “Soul Garden”, la nuova esposizione dell’artista, che sarà inaugurata il 5 maggio alle ore 18:30 nel nuovissimo spazio culturale di via Garibaldi 50.
«Uno spazio da vivere più che da osservare», spiega Luana Aliano, curatrice della mostra. «Non una mostra tradizionale, ma un ambiente in cui materia, luce e presenze vegetali danno vita a un paesaggio sensibile e in continuo mutamento».
Il percorso creativo dell’artista prende forma attraverso una sovrapposizione di materiali diversi: carte, stoffe antiche, elementi botanici e pigmenti. All’interno della sala espositiva, un’ex cantina recuperata, lo spazio si trasforma in un piccolo universo percettivo attraversato da luce, profumi e richiami naturali. Le opere dialogano costantemente con l’ambiente, il tempo e le superfici che le accolgono.
«Soul Garden non è un giardino da guardare, ma da sentire», aggiunge Luana Aliano. «È un luogo in cui la memoria si deposita nella materia e continua a riaffiorare».
La mostra sarà aperta ogni giorno dalle 18:00 alle 20:00 fino al 5 ottobre.
In contemporanea con l’esposizione verrà inaugurato anche il Cortile Aleotta, nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea nel centro storico di Piazza Armerina. Una vecchia cantina, rimasta silenziosa per anni, torna oggi alla città trasformata in luogo di incontro, ricerca e creatività. Non solo sede espositiva, ma spazio vivo pensato per ospitare mostre, residenze artistiche, incontri e progetti capaci di coinvolgere la comunità e generare nuove visioni culturali.
«La cantina diventa un cortile simbolico – afferma Chiara Fronterrè – un luogo di passaggio, ascolto e germinazione. Un invito alla città a riconoscersi anche attraverso l’arte, ad aprirsi a linguaggi nuovi e a coltivare un dialogo fertile tra storia e contemporaneità».





