Un viaggio nella memoria, nella lingua e nei simboli più profondi della cultura siciliana. È questo il cuore del racconto “U mutuni è a mennula…”, firmato da Salvo Sequenzia in occasione della Pasqua 2026.
Attraverso il ricordo di una pasquetta di circa cinquant’anni fa, l’autore conduce il lettore nella campagna di contrada Muragliemeli, tra Floridia e Siracusa, restituendo con grande forza evocativa un mondo rurale ormai lontano ma ancora vivo nella memoria collettiva. Un paesaggio fatto di ulivi secolari, vigneti, muri a secco e antiche masserie, dove la vita era scandita dal lavoro nei campi e dalle tradizioni tramandate di generazione in generazione.
Al centro del racconto, un dialogo semplice ma denso di significato tra due anziani contadini, “zu Turiddu” e “zu Pippinu”, impegnati nei preparativi per il tradizionale pranzo di Pasquetta. Proprio da una parola – “mutuni”, variante dialettale di “castrato” – prende forma una riflessione più ampia, che attraversa linguistica, antropologia e simbolismo.
Sequenzia ricostruisce infatti l’origine del termine, legato al francese mouton, e lo intreccia con altre varianti del dialetto siciliano, mostrando come la lingua custodisca tracce di dominazioni e contaminazioni culturali. Ma è soprattutto l’espressione “u mutuni è a mennula” a rappresentare il fulcro del racconto: una frase apparentemente enigmatica che apre a una dimensione simbolica profonda.
La “mennula”, ovvero la mandorla, diventa così simbolo universale di fertilità, rigenerazione e dualità, presente in miti antichi, tradizioni mediterranee e iconografia religiosa. Dalla cultura araba alla mitologia greca, fino al Cristianesimo, Sequenzia ricostruisce un affascinante percorso che lega il linguaggio popolare a significati ancestrali, mostrando come anche una semplice espressione dialettale possa racchiudere una visione del mondo complessa e stratificata.
Il racconto si trasforma così in una riflessione più ampia sulla memoria, sull’identità e sul valore delle parole, capaci di custodire e tramandare il senso profondo delle esperienze umane. Un intreccio di passato e presente, di cultura contadina e sapere simbolico, che culmina in un messaggio di speranza.
In un tempo segnato da incertezze e difficoltà, l’autore affida proprio alla Pasqua il suo augurio: quello di una rinascita, personale e collettiva, che trovi nelle radici culturali e nella condivisione il suo punto di partenza.
In allegato il PDF con il racconto:











