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12/09/2026
01:11
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Mafia, Schifani ricorda Costa, Cassarà e Antiochia: «Custodiamo e diffondiamo il loro esempio»

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Nel giorno dell’anniversario del loro assassinio, la Sicilia rende omaggio ai tre servitori dello Stato. Il presidente Schifani: “Il loro sacrificio continua a rappresentare una delle pagine più alte del coraggio e del senso dello Stato nella lotta alla mafia”.

“È nostro obbligo morale mantenere viva la memoria di questi servitori dello Stato, uccisi barbaramente nelle estati del 1980 e del 1985 – ha dichiarato il presidente del governo siciliano, Renato Schifani -. Il loro sacrificio continua a rappresentare una delle pagine più alte del coraggio e del senso dello Stato nella lotta alla mafia. Custodiamo l’esempio che ci hanno lasciato rinnovando ogni giorno l’impegno delle istituzioni nel contrasto a ogni forma di criminalità organizzata e promuovendo i valori della legalità tra le nuove generazioni».

Un po’ di storia. Il 6 agosto del 1980 moriva Gaetano Costa, nello stesso giorno – ma cinque anni più tardi – perdevano la vita Ninni Cassarà e Roberto Antiochia. Il 6 agosto unisce il ricordo di tre servitori dello Stato caduti nella lotta alla mafia, tre uomini che avevano scelto di contrastare Cosa nostra con dedizione, rigore e senso del dovere. Gaetano Costa, entrato in magistratura durante la Seconda Guerra mondiale, nel 1944 chiede e ottiene il trasferimento al tribunale di Caltanissetta e nel 1978 è nominato Procuratore della Repubblica di Palermo. Si occupa di indagini sui clan mafiosi, insieme all’amico Rocco Chinnici con cui mette in campo nuovi strumenti per il contrasto alla mafia. Muore il 6 agosto 1980 in un agguato mentre passeggia in via Cavour a Palermo, vicino alla sua abitazione.

Antonio Cassarà, detto Ninni, vice questore aggiunto della questura di Palermo e vice dirigente della squadra mobile, lavora a stretto contatto con i magistrati del pool antimafia, tra cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Svolge indagini sui traffici di droga tra Palermo e Stati Uniti, contribuendo alla celebre inchiesta Pizza connection. A soli 38 anni, il 6 agosto 1985, sei colpi di kalashnikov lo lasciano sull’asfalto. Con lui, perde la vittima anche l’agente della Polizia di Stato, Roberto Antiochia. Tutti e tre sono stati insigniti della Medaglia d’oro al valor civile per il loro “eccezionale coraggio e l’estremo sacrificio nella lotta contro la mafia”.

Ricordarli non significa soltanto celebrare eroi – ha detto il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla -. Significa interrogare la nostra coscienza civile. La mafia non ha cercato soltanto di uccidere delle persone: ha tentato di cancellare l’idea stessa che lo Stato potesse essere libero, credibile e più forte della paura”.

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