Sul fronte delle truvature non possiamo non ricordare lo straordinario lavoro condotto dal giornalista e folklorista Giuseppe Alaimo. Ci avvaliamo delle sue Piccole storie di una città: Canicattì, testo in cui lo scrittore fa riferimento a un luogo, la contrada di Vito Soldano (Vitusullanu), a sei km dal centro abitato, in provincia di Agrigento, che vanta la storia di lu tesoru e quella de la fera.

Per ragioni di spazio riporteremo solo la prima leggenda. Qui riconoscerete simboli e immagini già incontrati in altre truvature, il che rivelerebbe l’esistenza di un singolare filo conduttore che silenzioso si insinua tra misteri di Sicilia.
Nel racconto di lu tesoru di Vitusillanu si dice che, durante la festa di li Tri di Maiu, festa del Crocifisso, nel quartiere Borgialino mancavano due ore alla mezzanotte. Tra la folla che seguiva la banda musicale c’era un uomo del posto, da tutti conosciuto come facoltoso e taccagno.

Due individui dal berretto rosso gli si avvicinarono per chiedere l’indicazione della strada perVitusullanu, poiché erano in cerca di un tesoro che poteva essere preso solo prima dello scoccare della mezzanotte. Di corsa luburgisi chiese di accodarsi, gli fu concesso ma insieme al fratello perché bisognava essere in due e dello stesso sangue.
Si incamminarono dunque su dei muli e giunsero a una grotta che, varcato l’ingresso, si spaccò facendoli precipitare. Racconta l’Alaimo che, una volta rialzati, i due fratelli e quelli dal berretto rosso si ritrovarono in una grande sala che immetteva in un’altra stanza, dove si ergevano immobili due giganti con un bastone in mano. Nel mezzo della seconda camera vi era la statua di un cavaliere in sella a un cavallo di bronzo, con la scimitarra alzata.
E guardate un po’, ai suoi piedi sfavillava un forziere ricolmo di monete d’oro, brillanti e monili. I due fratelli, avidi entrambi, si buttarono sul tesoro cercando di riempire due grandi bisacce, ma più tentavano di farlo, più le monete, i brillanti, i monili si moltiplicavano a vista d’occhio ricolmando la cassa. Così, per il desiderio di prendere a più non posso, i due non si accorsero che il tempo passava e l’ora fatale si avvicinava. A un tratto una luce sembrò accecarli, e il cavaliere, fino a pochi istanti prima statico, cominciò a risvegliarsi. I due dal berretto rosso svanirono come inghiottiti dalla luce, mentre i fratelli, presi dallo spavento, lasciarono le bisacce e se la diedero a gambe attraversando la prima stanza, dove nel frattempo anche i due giganti si erano ridestati. Usciti all’aperto i due fratelli saltarono sui muli e si precipitarono verso Canicattì.
Arrivati a casa, stanchi, impauriti e con la febbre in corpo si buttarono sul letto… ma il più anziano,mentre si toglieva le scarpe, da una di esse vide cadere sul pavimento una moneta d’oro. Tre giorni dopo la morte lo colse, ilfratello minore invece sopravvisse all’intrepida avventura, anzi per tanti anni portò la moneta agganciata alla catena dell’orologio del panciotto. Così, ogni volta che qualcuno gli domandava dove l’avesse trovata egli raccontava della truvatura perduta..
Daniela Frisone








