“La Voce di Siracusa” occupa un posto d’onore nel panorama giornalistico di un ventennio cruciale. Il settimanale, poi quindicinale, fondato da Giuseppe Incastrone, fu stampato tra il 1954 e il 1974. Nacque in un momento storico in cui una fetta della classe intellettuale siracusana necessitava di uno sguardo approfondito su aspetti e problemi della città.

Incastrone allora aveva cinquantatré anni. Era un dipendente di rilievo dell’amministrazione provinciale di Siracusa, ma tutti lo conoscevano come “il professore”, perché aveva insegnato stenografia a diverse generazioni di siracusani. Da ragazzo, insieme ad altri due coetanei, aveva dato vita nel 1917 a un periodico di grande qualità: “La Vampa Letteraria”. Una palestra di scrittura che aveva coinvolto nomi del calibro di Lionello Fiumi, Enrico Cardile e Corrado Govoni. Piuttosto, il giornalismo d’inchiesta e gli approfondimenti culturali giunsero nella maturità e trovarono la loro dimensione naturale ne “La Voce di Siracusa”.
Ecco qualche stralcio di una precisazione redazionale pubblicata sul primo numero, in data 3 ottobre 1954: “Vi sono delle necessità, dei problemi da porre in esame e da agitare per… l’elevamento morale e per il progresso economico, agricolo, industriale nostro e della nostra provincia. Una popolazione di oltre 320 mila abitanti ha il diritto e il dovere di non vivere in continua attesa e a rimorchio. Deve avere il suo giornale, attraverso il quale faccia sentire la Sua Voce per difendere e tutelare questi interessi, queste aspirazioni”.

La gente rispose con grande entusiasmo al nuovo foglio, e continuò a seguirne i servizi, i reportage, anche grazie a una coerenza mantenuta nel tempo con i lettori. Il periodico di Incastrone fu un concentrato di attualità, cronaca cittadina, cultura e sport. Quattro pagine, quattro scommesse tutte siracusane. La sua “voce” non smise di scuotere le amministrazioni locali su temi legati alla quotidianità, alle infrastrutture, alle grandi opere pubbliche, donando qualche speciale ritratto dei personaggi che fecero la storia di Siracusa. Non mancarono le polemiche, i cosiddetti puntini sulle “i”, che Incastrone non si rifiutò mai di usare anche contro penne del calibro di Indro Montanelli, a proposito di certe sue poco gradevoli asserzioni sul Meridione.
Entrando nel vivo della “Voce”, ecco i nomi di alcuni collaboratori e dei rispettivi temi trattati: Giuseppe Buscema (il porto turistico per Ortigia, l’industrializzazione nel siracusano, l’autostrada Siracusa-Gela); Piero Fillioley (profili di personaggi); Aldo Formosa (sport); Michele Minniti (turismo e archeologia); Corrado Piccione (amministrazione pubblica); Franco Zammit (narrativa e attualità). Sfogliando poi le pagine del ventennio saltano fuori argomenti che risuonano di contemporaneità, come il problema ferroviario a Siracusa (1954), la disoccupazione (1955), l’edilizia scolastica (1957), lo sfruttamento delle risorse petrolifere in Sicilia (1959), le riforme delle pensioni (1968), il ponte che non si farà (1972).
Daniela Frisone




