Riceviamo e pubblichiamo una nota sui presepi floridiani, la loro tradizione e il concorso giunto alla quarantesima edizione, a cura del semiologo Salvo Sequenzia.
Giunto quest’anno alla sua quarantesima edizione, il concorso dedicato ai presepi floridiani, promosso
dal Museo etno-antropologico ‘N. Bruno’ con il sostegno dell’ente locale, rende conto di una tradizione
persistente in seno alla comunità che risale lungo il crinale delle generazioni legando, in modo intimo,
arte, ingegno, estro creativo, saperi e abilità artigiane, storia familiare, storia sociale, devozione e afflato
religioso.
La tradizione, dunque, si è consegnata in un percorso – una Via dei presepi – che si estende nel centro
storico cittadino toccando i punti salienti di un «itinerarium mentis in Deum» lungo il quale l’uomo fa il suo
incontro con la divinità, dove natura e storia colludono, dove mano umana e segno divino consentono,
coinvolgendo pubblico e privato, contesti eterogenei, esperienze differenti: una pluralità di voci, di lin
guaggi, di tensioni, di stimoli, di sollecitazioni e di intendimenti che convergono verso un comune senti
re. Una pluralità che si sostanzia nella prossimità.
Questa pluralità e questa prossimità restituiscono il dato saliente del presepe floridiano.
Nella storia del presepe floridiano si individuano due direttrici ‘maestre’: quella ‘ecclesiastica’, rappre
sentata dai presepi realizzati nelle chiese, negli oratori, nei luoghi dell’associazionismo giovanile religio
so; e quella ‘secolare’, extra ecclesiam, rappresentata dai presepi realizzati nelle abitazioni private, nelle
botteghe, nelle sedi di associazioni, nei circoli.
Ab initio, a una recensione compiuta a volo d’uccello, non passano inosservate, tra le altre, le felici testi
monianze del presepe della chiesa Madre, quello di Sant’Anna, quello del gruppo Scout nella chiesa di
san Francesco, quello dell’Istituto di Beneficenza: tutte espressioni di delicato talento, di grazia e di sem
plicità. Sul versante ‘secolare’, fondamentali sono stati gli apporti della ‘bottega’ dei Di Paola, senior e ju
nior, con i presepi ‘macchinosi’, di ispirazione rinascimentale, e ‘monumentali’, realizzati nella falegna
meria di via Alfieri. Nel frattempo, maturano le esperienze e si consolidano gli stili. L’avvento del prese
pe d’arte, a Floridia, si ha con il Maestro Nunzio Bruno. Nei presepi di Nunzio Bruno si assiste al pas
saggio dalla ‘struttura’ alla ‘natura’, un passaggio che solo la genialità di un artista quale Bruno poteva
realizzare, ricorrendo a un inesauribile bagaglio di competenze: fotografo, pittore, miniaturista, scultore,
etnografo: un ‘homo faber’ integrale.
Nei locali dell’ex carcere mandamentale di piazza Umberto I, divenuti, successivamente, sede del Mu
seo a lui intitolato, Nunzio Bruno getta le basi di quello che, oggi, rappresenta il modello del ‘presepe
popolare ibleo’ d’arte, espressione della cultura popolare contadina dell’altopiano degli Iblei nella forma
più compiuta, cristallizzata prima della sua eclissi definitiva attraverso un complesso intervento di ‘recu
pero memoriale’ (ricordi, immagini, ricerche d’archivio), di ‘recupero materiale’ (pietra, terre, metalli, le
gno, vegetali, resine naturali, materiali di scarto, etc.) e di ‘recupero sapienziale’ (tecniche, saperi, stru
menti, abilità, rituali). Un presepe, quello di Nunzio Bruno, ‘popolare’, perché realizzato dal popolo
nella orchestrazione, sempre viva e mutevole, di sensibilità e di ingegno; e ‘d’arte’, perché concepito,
progettato, e realizzato da un artista ‘assoluto’, quel era Nunzio Bruno.
Oggi, l’eredità di questa preziosa esperienza rivive nella realizzazioni di Giuseppe Amenta, ideatore del
la ‘Casa presepe’ di via Giuliano; e nel cimento di coloro che, annualmente, suscitano il ‘racconto del
Natale’ nella nostra comunità attraverso la realizzazione dei loro presepi e nelle straordinarie esposizioni
allestite nelle sale del Museo grazie alla sensibilità e alla cura sapiente di chi lo dirige, Cetty Bruno.
Nel presepe popolare ibleo d’arte floridiano torna ogni anno a propiziarsi un racconto antico ma sem
pre nuovo, carico di risonanze che brividano la comunità coinvolgendola in un viaggio di prossimità e
di incontro, di storia e di tradizione, di segni e di linguaggi, di simboli e di miti vissuti e agiti in una im
magine di Luce: la mangiatoria, il piccolo focolare domestico di Hestia, che, nella notte di Vigilia, si
proietta nelle tante ‘fucate’ accese per vie di Floridia a rischiarare il mondo, in un messaggio di condivi
sione e di speranza che abbraccia la grande Luce incipiente.
Floridia, Natale 2025








