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21/01/2026
06:54

La truvatura di Gratteri, l’abbazia di San Giorgio e il tesoro dei monaci

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È uno dei borghi più affascinanti delle Madonie. Non solo per bellezza naturale e monumentale ma anche per tradizioni e suggestioni ambientali. Parliamo di Gratteri, che vanta un itinerario turistico fenomenale e conserva al suo interno una delle truvature più famose di Sicilia. Per giungere al tesoro bisogna attraversare il borgo che è tutto un passaggio di fascino e magia.

Si parte dal panorama mozzafiato di Belvedere Ganci Battaglia, da cui in certe giornate è possibile intravedere le isole Eolie, motivo per cui Gratteri è soprannominata “terrazza sul Tirreno”. Dopo il ponte dell’Ecce Homo fino a Portella Carrubba si giunge all’antico quartiere di Terra Vecchia, con mura a precipizio sopra la cosiddetta Bocca dell’inferno. Si percorre Via Fiume, sotto cui scorre un torrente sotterraneo, il Crati, e si imbocca la Salita Orologio, che fino al 1900 era chiamata via dei Saraceni. Dal quartiere arabo ci si sposta a quello della Bucciria vecchia, della Petra e della Santa, fino alla Torre dell’Orologio, nota per i suoi cento rintocchi.

Passando da storici quartieri colmi di religiosità e leggende, si arriva a via dei Promestratensi, sino all’abbazia di San Giorgio, dove pone radici la vicenda della truvatura. Sappiate, prima di tutto, che agli anziani madoniti piace raccontare di nascondigli incantati e misteriosi casi. Girano sempre intorno all’omonimo bosco, quel bosco che custodisce l’abbazia.

Il monastero fu costruito intorno al 1140 per iniziativa del Duca Ruggiero, primogenito del re Ruggero II di Sicilia. Da qui in poi è la fantasia popolare che parla. Pare che i frati promestratensi (ordine della diocesi di Amiens, in Francia, fondato nel XII secolo e che a Gratteri conobbe la sua unica dimora siciliana) fossero pratichi di magia. Secondo quanto tramandato da Giuseppe Ganci Battaglia, poeta delle Madonie, uno di loro molestò una donna appartenente al ceppo nobiliare dei Bonafede, i cosiddetti “Gibbuini”. Un componente della famiglia, per vendicare un così grande disonore, assalì il convento, che di fatto venne distrutto.

Il monaco però riuscì a fuggire e si stabilì su una rocca, che ancora oggi prende il nome di “rocca del monaco”. A quanto pare, però, i frati custodivano un tesoro che, poco prima della distruzione, venne nascosto nei pressi dell’abbazia. Forti dei loro studi di magia, lanciarono una sorta di profezia sulla truvatura: sarebbero state tre le persone che avrebbero dovuto sognare il luogo esatto del tesoro ma nessuna di loro avrebbe mai dovuto proferirne parola. Nella fantomatica profezia, il primo dei tre sarebbe morto, il secondo sarebbe rimasto paralizzato, il terzo invece avrebbe riscosso le ricchezze e ne avrebbe usufruito, ma solo dopo aver mangiato una focaccia senza farne cadere a terra neppure una briciola.

Qui si ferma la leggenda. La storia invece indica un lento declino del monastero fino al 1305, anno in cui l’ufficio ecclesiastico fu soppresso. Di fatto l’abbazia sopravvisse in qualità di commenda fino al 1645, poi venne istituzionalmente abbandonata. La chiesa però rimase in funzione per tutta la metà dell’Ottocento e i suoi beni risultarono eredità dell’ordine dei cavalieri di Malta.

Daniela Frisone

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