La Commissione per le Eredità Immateriali della Sicilia nominata dall’Assessore per i Beni culturali e l’identità siciliana, nella seduta del 16/12/2025, ha iscritto la processione de I scupiddi al ‘Registro delle Eredità Immateriali della Regione Siciliana’ (R.E.I.S.), ‘Libro delle Celebrazioni, Feste e Pratiche rituali’, strumento con cui la Regione tutela, per consegnarle alle future generazioni, le espressioni e gli eventi della cultura e della civiltà dell’isola.
L’istanza d’iscrizione, corredata dalla impeccabile relazione del semiologo e storico Salvo Sequenzia, avvalorata dalla supervisione di Don Alessandro Genovese, arciprete della Chiesa Madre di Floridia, sede della ‘Deputazione dell’Immacolata’, è stata curata dal ‘Centro studi di ricerche popolari Xiridia’, ente gestore del Museo N. Bruno, dopo aver superato il fondamentale vaglio della Soprintendenza per i Beni culturali di Siracusa – Servizio Beni storico-artistici e demo-etno-antropologici (DEA). Lo storico Salvo Sequenzia, così dichiara: «La processione del sette dicembre, uno dei momenti più sentiti e significativi del folclore religioso floridiano, risale, molto probabilmente, al periodo precedente la fondazione del borgo di Floridia, avvenuta con la licentia populandi del 1627, in quanto in loco, esisteva già una chiesetta dove si venerava la Madonna della Provvidenza, benché le testimonianze documentali sulla processione si attestino soltanto al 1823, anno in cui il vescovo di Siracusa, Filippo Trigona, concesse alla comunità floridiana di praticare formalmente il culto devozionale a Maria Madre di Cristo sotto il titolo venerabile di «B.M.V. Immacolata», autorizzando la realizzazione di un simulacro della stessa ancor prima che la Chiesa, con Papa Pio IX, proclamasse il ‘dogma dell’Immacolata Concezione’. La tradizione orale floridiana tramanda che, un tempo, era costume dei devoti esortare i propri bambini a pulire, muniti di piccole scope di «scupazzu», le vie del paese che il simulacro dell’Immacolata percorreva durante la processione. Tale tradizione si è conservata nel tempo, mutando però la forma. Oggi, infatti, al posto delle piccole scope, i bambini portano in mano, per devozione, ceri adornati con nastri colorati. Nel pomeriggio della vigilia dell’Immacolata, la processione di bambini con in mano i ceri, accompagnati dai genitori, parenti e amici, si danno appuntamento davanti al sagrato della chiesa dedicata alla Beata Vergine del Monte Carmelo, da dove poi prende inizio la processione che, percorrendo, nell’ordine, via Galileo, corso Vittorio Emanuele e via Roma, raggiunge la Chiesa Madre. Giunta la processione in Chiesa Madre, i bambini depongono i ceri ai piedi del simulacro dell’Immacolata collocato sull’altare maggiore».
«L’analisi della parola ‘scupiddi’ – aggiunge lo storico Sequenzia – rivela informazioni significative sulla natura dell’antica pratica devozionale floridiana, unica nel suo genere in Sicilia, perché ha come protagonisti bambini di età non superiore ai sette anni e ha come simbolo il cero, che rimanda alla fiaccola e alla scopa, come la tradizione orale attesta da sempre».
La presidente del Centro studi Xiridia, Cetty Bruno, così esprime il suo personale ringraziamento: «Intendo esprimere profonda gratitudine all’esperto, il semiologo Salvo Sequenzia, e a Don Alessandro Genovese, che hanno contribuito alla iscrizione della processione de ‘i Scupiddi’ nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, a nome dell’Amministrazione comunale, del Museo N.Bruno, del mondo della cultura floridiana e di tutta la comunità, poiché con generosa onestà intellettuale hanno posto i loro studi a disposizione delle future generazioni, alle quali vengono dedicate queste azioni».
«In tale circostanza, come sempre – continua Cetty Bruno – puntuale si è rivelato l’impegno della Soprintendenza per i Beni culturali di Siracusa, nella persona del Dott. Giuseppe Implatini, etnoantropologo, che, con la propria costante presenza, consente l’effettiva valorizzazione dei musei etnoantropologici, ai quali ha dedicato i suoi studi; e quello del REIS, che si rivela uno strumento fondamentale per preservare la memoria dei saperi dell’uomo nelle varie sfere della vita: la creatività nell’arte espressa dagli artisti siciliani; le abilità tecniche dei mestieri scomparsi; le pratiche devozionali religiose; i motti, gli scongiuri e i proverbi che condensano la saggezza del popolo; la pratica della lingua siciliana».











