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18/02/2026
18:41

La dutturissa che ruppe i pregiudizi della Sicilia medioevale, Cusina: la magistra chirurgie

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Siciliana, non si sa esattamente di quale provincia. Cusina di Filippo da Rastino fu una donna emblematica della professione medica nel XV secolo in Sicilia. Pare che la dutturissa, dopo alcuni anni di pratica in famiglia โ€“ come accadeva spesso in presenza di un padre o di un marito medico โ€“ riuscisse a sostenere lโ€™esame di abilitazione col noto dottore ebreo Benedetto di Roma ai fini di ottenere il titolo di magistra chirurgie.

Diciamo pure che a quei tempi molte donne si prodigavano alla cura di altre donne e in generale di persone povere, con particolare propensione per lโ€™ostetricia e la ginecologia, eccellendo anche nellโ€™oculistica. Molte venivano osteggiate, in quanto considerate maghe, fattucchiere, praticone con arte ma senza parte. In tal modo le denigrava Arnaldo di Villanova, famoso medico provenzale e consigliere di Federico III dโ€™Aragona, re di Sicilia nel XIV secolo. Niente a che vedere con la nostra Cusina, della cui biografia conosciamo ben poco; ma quello che sappiamo dice chiaramente che era abilitata a โ€œcurare ferite, ulcere, malattie e infermitร  e altre diverse malattie e afflizioniโ€: cosรฌ cantava il suo pezzo di carta.

Eppure nel Medioevo (e oltre) una gran quantitร  di donne, soprattutto ebree, si impegnavano nella medicina senza lโ€™adeguata istruzione oppure conseguivano il titolo successivamente. Nel caso di una visita ginecologica, in genere era la levatrice a effettuarla perchรฉ il medico veniva interpellato solo in caso di pericolo o di necessitร  di intervento chirurgico durante il parto. Immaginiamo che Cusina non avesse avuto bisogno di altre figure attorno a sรฉ visto che era un chirurgo e pure donna esperiente, dunque abilitata in certe pratiche di ordine femminile. Parliamo delle levatrici dunque, quelle signore avvezze a far partorire, che si occupavano anche di certi problemucci difficili da risolvere in un battibaleno.

Ad esempio la contraccezione, di solito consentita solo se la futura madre era a rischio di morte. La sterilitร , che veniva curata anche nellโ€™uomo, in parte con erbe speciali in parte con polveri derivate da testicoli essiccati di animali, specie maiali. E in ultimo, ma non per importanza, la perdita della verginitร  prima del matrimonio, questione spinosa che poteva portare allโ€™annullamento dello stesso. In questo caso la minaccia incombeva di piรน sulle ebree, che non potevano assolutamente veder sfumare il proprio contratto matrimoniale, la cosiddetta ketubbร .

I rimedi erano poco credibili, spesso ci si affidava a risultati improbabili di medicina empirica, nulla che potesse realmente salvare lโ€™accordo nuziale. E chi praticava certi impiastri, frutto di conoscenza poco scientifica ma piรน magica ed erboristica, erano le donne. Per questo contrastate e poco considerate negli ambienti ufficiali, in aggiunta al fatto che erano soprattutto loro a svolgere il cosiddetto volontariato con chi non poteva permettersi un โ€œvero medicoโ€.

 

Daniela Frisone

Tam Tam TV

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