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06/09/2026
22:49
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Incendio Ciane Saline. Le reazioni di chi ha vissuto l’inferno di fuoco. “Fiamme a pochissimi metri da casa, sembrava la fine del mondo”

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E’ stato un triste risveglio per  Siracusa che si lecca ancora le ferite per il disastro delle Saline. Centinaia di animali morti, un intero habitat sterminato, flora e fauna, importantissimo per la sua unicità al punto da conferire all’area il titolo di “Oasi Naturale”. Una devastazione continua, annunciata, per qualcuno.

Stamattina, nella macchia mediterranea di contrada Isola, gli abitanti non sono stati svegliati dal solito cinguettio degli uccellini al levar del sole. Tristezza al risveglio e terrore ancora nella mente, sguardi atterriti al solo pensiero di quei momenti drammatici, vissuti in prima persona da centinaia di residenti.  Persone che hanno scelto di vivere immersi nella natura, fuori dalla città, e che ieri hanno visto in forte pericolo le proprie abitazioni lambite dalle fiamme del vasto rogo. Va detto anche che il termine “lambire”, per alcuni abitanti, è stato davvero riduttivo, non efficace per descrivere il reale scenario che si proponeva ai loro occhi: fiamme altissime che avvolgevano gli alberi, canneti che si accendevano come cerini, uno stridere continuo di fiamme e arbusti, un andirivieni forsennato di autobotti e vigili del fuoco instancabili ed ardimentosi insieme ai volontari della Protezione Civile che non hanno smesso un attimo la loro opera di supporto, anche psicologico, a chi era in preda al panico.

La paura è stata troppa. Proprio come in contrada Carancino, qualche anno fa, dove arrivarono, dopo un giorno di fuoco, i Canadair. E anche li fu lotta e terrore. La scena si ripete, nello stesso luogo, lo scorso 26 agosto: le fiamme avvolgono alcuni casolari abbandonati, vicini ad abitazioni isolate, all’interno dei quali erano presenti rifiuti e bombole di gas; due di queste esplodono. Quei giorni arrivarono i rinforzi dal cielo. Ieri, invece, solo mani nude e tanto coraggio. L’immagine dei due valorosi pompieri, i primi ad arrivare a bordo di un camioncino, nell’inferno di fuoco, rimarrà per sempre scolpita nella memoria dei residenti dell’Isola. Lingue di fuoco che, alimentate dal forte vento, rinvigorivano con forza cingendo le case.

 

L’unica striscia che doveva fungere da tagliafuoco, purtroppo, non è servita a niente – dice con un nodo in gola una testimone che abita proprio nell’area assediata dalle fiamme – , era troppo vicina alle abitazioni. E il peggio è arrivato quando il vento ha iniziato a fomentare i focolai. La gente urlava in preda al panico, ognuno ha fatto quel che poteva imbracciando con coraggio le pompe per irrigare il giardino. Poca cosa dinnanzi alla forza delle fiamme. Situazioni disperate: dalle quattro del pomeriggio le macchine sono state cautamente messe al riparo, qualcuno ha messo per precauzione le scale a ridosso delle inferriate, in caso di fuga; i cancelli delle case sono rimasti aperti tutta la notte per favorire le operazioni di spegnimento, una catena di braccia che non hanno esitato di affiancare quelle mai stanche dei vigili del fuoco”. A mezzanotte inoltrata, è stato impossibile dormire, riposare: i fumi e l’odore acre dell’incendio erano ancora lì a testimoniare scene difficili da dimenticare. E si fa la prima stima dei danni. Purtroppo, gli alberi, che facevano parte dell’Oasi, sono andati completamente distrutti. Fauna “uccisa”. Si parla di responsabilità colposa, di reato ambientale. Si chiede di applicare la legge e si invoca giustizia per chi voce non ne ha. (ro.to.)

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