Il Monte Scuderi è tra i più alti dei Peloritani, domina il mar Ionio e si congiunge con il crinale che da Dinnammaregiunge a Monte Poverello e a Monte Cavallo. Siamo in provincia di Messina, di fatto in un sito archeologico di notevole interesse.

Qui, in epoca bizantina esisteva una città fortificata, Micos (o Vicos), ma pare che anche nei secoli successivi il monte sia stato molto frequentato. Le fonti indicano, almeno intorno al XVI secolo, la presenza di spedizioni di uomini a caccia di un fantomatico tesoro, anche se è più probabile immaginarli in cerca di filoni metalliferinel terreno. Eppure, partendo da questo singolare dato siamo venuti a conoscenza della storia di una truvaturaparticolarmente affascinante che viene tramandata da padre in figlio a Fiumedinisi, Itala e Alì, comuni a cui fa capo il Monte Scuderi.

Una giovane e bella principessa, figlia del re che abitava sulla montagna, fu da lui posta a guardia di unimmenso tesoro. Un incantesimo la legava all’eterna vigilanza di una ricchezza costituita da monete d’oro, d’argento e di rame, ma anche di una chioccia e di ventuno pulcini tutti d’oro e in continuo movimento, così da renderne difficile la cattura. Chi custodisce i particolari di questa narrazione, dunque la gente più anziana, è pronta a giurare che il tesoro sia formato anche da ceste, collane e bracciali talmente preziosi che da soli basterebbero a risolvere i debiti della Sicilia intera. Naturalmente, come in ogni truvatura che si rispetti, esistono delle condizioni da soddisfare per poter entrare in possesso della ricchezza.
Prima di tutto tra i cercatori ci deve essere un prete o una giovane casta, poi durante una notte di luna piena bisogna tessere un tovagliolo, pescare dei pesci dal mare di fronte al Monte, farli giungere ancora vivi per essere cotti sulla montagna con un fuoco di eriche davanti all’ingresso di una specifica grotta e consumati sul tovagliolo di fresca tessitura. Il pasto va concluso prima che sorga il sole, per poi addentrarsi nella grotta, all’interno della quale si troverà un enorme serpente pronto ad attorcigliarsi intorno al corpo di tutti i cercatori e a leccar loro il viso.
Gli astanti non devono temere, perché questo farà loro superare la prova e dunque incontrare la principessa. In questa fase il prete, con delle esatte formule liturgiche, deve sciogliere l’incantesimo e il tesoro apparirà, ma dall’altra parte di un lago impossibile da attraversare. Altri riti, quindi,aiuteranno la compagnia a rintracciare una barchetta per giungere, uno alla volta, sulla riva del tesoro. Nel frattempo il Monte sembrerà scalpitare per via di scoppi e ululati, mentre il fondo della grotta diventerà rosso e il lago tempestoso. Sull’altra sponda ci sarà l’ultima prova ad attenderli: un enorme cavallo inferocito che impedisce l’accesso alla fortuna. A quel punto bisognerà contare “13 volte 13”, tutti uniti e senza timore: la principessa sarà liberata dall’incantesimo e i cercatori potranno raggiungere il tesoro,la sorgente del torrente Itala e infine la valle.
Daniela Frisone




