Siracusa respira il classico e da questo cerca di trarre spunti di riflessione sulla moderna storia. Così una tragedia antica torna ad interrogare il nostro tempo. E quando la sua “lettura” e la sua rappresentazione vengono affidate ai giovani, la magia delle parole antiche riesce a travolgere gli spettatori.
Il cuore della Medea di Euripide, messa in scena dagli studenti del Liceo Sacro Cuore di Siracusa, è tutto qui. Uno spettacolo che ha convinto per la sua intensità e la chiave contemporanea voluta dal professore Fabrizio Orefice, che lo ha diretto.
«La scelta che mi ha spinto a mettere in scena Medea di Euripide – ha commentato Orefice – nasce da un’esigenza profondamente didattica: accompagnare gli studenti della V classe del Liceo in una riflessione concreta e critica sull’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030, ovvero la parità di genere.
La tragedia antica – aggiunge – diventa così uno specchio attraverso cui interrogare il presente. Medea non è solo una figura mitologica: è una donna straniera, marginalizzata, tradita, che reagisce in modo estremo a un sistema che la esclude e la annienta. La sua voce attraversa i secoli e ci costringe a porci domande ancora urgenti».
Il regista ribadisce la forza impressionante che la tragedia in scena continua a manifestare. Al centro una donna, Medea, che da straniera, esclusa, tradita riesce a interrogare il presente attraverso il dolore vissuto.
Usare il teatro, così, per porre domande ai ragazzi. Uno spettacolo per provare a scoprire da dove nasce la violenza. Poi uno sguardo ai nuovi modelli culturali e a come incidono nei rapporti personali.
Lo spettacolo ha conquistato il pubblico per la sua capacità di alternare il testo originario a una seconda vicenda contemporanea, creando un dialogo continuo tra mito e cronaca. A dare corpo e voce ai protagonisti sono stati gli studenti Veronica Tuccitto, nel ruolo di Medea, ed Emanuele Bonanno, interprete di Giasone.
Poi la musica, quella dal vivo. Sonorità siciliane scelte da Sergio Tarascio e Fabrizio Orefice insieme al percussionista Davide La Pira. Il Syraka Folk Club affascinante accompagnatore della storia.
«La scelta della musica dal vivo – sottolinea Fabrizio Orefice – risponde a una precisa esigenza registica: rendere lo spettacolo vivo e dinamico, restituendo alle scene un’intensità emotiva immediata e autentica. Il suono, non filtrato ma presente, diventa parte integrante dell’azione scenica, contribuendo a costruire momenti di forte pathos e coinvolgimento.
La lingua siciliana, con la sua forza espressiva, diventa ponte tra passato e presente, evocando una dimensione quasi rituale, primordiale, profondamente mediterranea.
A questi si affiancano due brani contemporanei, inseriti con una precisa intenzione registica: spiazzare lo spettatore».
La struttura musicale si compone di brani in lingua siciliana, che funzionano come radice arcaica e viscerale del racconto: Taddarita, Festa niura e Santa malatia di Alessio Bondì e Malamuri cantata da Olivia Sellerio.
Infine il coro, ruolo centrale nella tragedia greca. E qui l’altra intuizione: non parole, ma il linguaggio del corpo e della danza per trasmettere un racconto emotivo drammatico.





