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12/06/2026
06:44
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Gli hobby degli scrittori siciliani, gli insoliti passatempo dei grandi della nostra letteratura

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La scrittura non fu la sola e unica passione. Forse fu la più grande, la più profonda, ma gli scrittori siciliani erano “umani, troppo umani” e sfogavano i loro vizi e le loro virtù in ossessioni e insoliti hobby.

Luigi Pirandello spesso amava dipingere per trovare un rifugio terapeutico ai tormenti della vita familiare. Pare che la grave malattia della moglie, Antonietta Portulano, lo spingesse verso le tele e i pennelli. Le sue opere di fatto richiamano angoli della sua dimora, la campagna agrigentina e le persone da cui traeva ispirazione nei caffè letterari che frequentava. Pirandello trasmise la predisposizione alla pittura al figlio Fausto che divenne un noto artista della Scuola Romana.

Piuttosto, di Giovanni Verga (foto a destra) si conosce appieno la devozione per la fotografia, che per lo scrittore catanese non era un semplice passatempo. La svolta letteraria nel Verismo fu molto influenzata dall’obiettivo fotografico. Verga amava studiare la realtà, i volti duri dei contadini, il loro ambiente, gli strumenti di lavoro. Ecco perché girava per le campagne siciliane o per le vie di Catania con appresso pesanti macchine fotografiche. Condivideva, tra l’altro, con l’amico e collega Luigi Capuana molti dei segreti insiti nella tecnica, negli acidi, nei tempi di esposizione, anche se il mineolo affrontava gli scatti del mondo circostante con una percezione più particolare, ovvero come mezzo per captare un mondo “altro” su cui si andava interrogando.

Invece Vitaliano Brancati, il padre del gallismo siciliano, amava immergersi nelle sale cinematografiche, ecco perché divenne uno stimato sceneggiatore di registi del calibro di Roberto Rossellini e Luigi Zampa. Nel grande schermo ritrovava le immagini plastiche, i tempi comici, i dialoghi serrati. Ancora, le sue frequentazioni prevedevano i circoli privati, i caffè di Catania, quelli di Roma, dove passava delle ore a giocare al tavolo da biliardo. Lo attraeva la psicologia dei giocatori, attenzionava gli atteggiamenti maschili nei confronti delle donne.

Per quanto riguarda Leonardo Sciascia (foto a sinistra), invece, si dice che coltivasse una sfrenata passione per le arti visive. Era un collezionista di stampe e incisioni, ne possedeva parecchie alla Noce, la sua storica tenuta di campagna a Recalmuto, dove si circondava di intellettuali, giornalisti, pittori. Amava Leonardo Castellani, Piero Guccione, ritrovando nell’arte incisoria il rigore geometrico e per certi versi morale che perseguiva nelle sue opere letterarie.

Piuttosto, su Giuseppe Tomasi di Lampedusa possiamo ricordare l’amore per il cinema, i viaggi in Europa ad acquistare libri in lingua originale, e l’incontenibile inclinazione per i dolci, specialmente per la pasticceria palermitana che considerava un vero e proprio toccasana per lo spirito. Pensate che ogni mattina, il padre de Il Gattopardo usciva di casa con una borsa piena di libri e si dirigeva al Caflisch, lo storico bar dove ordinava caffè, paste fresche e bignè, che avrebbe divorato seduto su una panchina con in mano un classico francese.

 

Daniela Frisone

 

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