Il filtro della storia rende ogni racconto straordinario. L’atmosfera che vogliamo trasferirvi è quella del circo di un tempo, l’incanto di un mondo che, nella memoria di chi era bambino negli anni Cinquanta, sembra uscire da una pellicola di Fellini.

Chi, nel dopoguerra, frequentava la scuola elementare, viveva una serata al circo come qualcosa di unico. Non c’era televisione o comunque era un’invenzione per pochi. Pensate alle case di un tempo, di chi apparteneva alla piccola o media borghesia. C’era il mobile bar con la radio che trasmetteva musica e intrattenimento accanto agli sportelli che custodivano i liquori. A scuola, poi, si andava volentieri anche se si aveva paura del maestro. Un quaderno costava cinque lire, c’erano anche i pennini e il calamaio da riporre nella fossetta sul banco di scuola. I giochi di allora giravano tutti intorno alla fantasia, i giocattoli si ricevevano solo per i Morti, semplici macchinine per maschietti e bambole di pezza per femminucce.
Oltre tutto, c’era il circo. Il mondo dell’immaginazione, dove era possibile vedere volteggiare gli acrobati, i ginnasti e soprattutto ridere dei clown. Tutti i bimbi a Siracusa sapevano che il circo sarebbe arrivato una volta l’anno. La compagnia si fermava a Piazza delle Poste, montava il tendone e dava i suoi spettacoli per almeno un mese di fila. La sera, nel cuore dalla città, si accendevano le luci, si dava inizio alla magia. Il costo del biglietto era di 100 lire, negli anni in cui se ne spendevano 35 per un litro di latte fresco. Oggi forse qualcuno saprebbe quantificarli e confrontarli con i prezzi del nostro vivere quotidiano.

Ma il prezzo per certe emozioni, nell’epoca in cui un bambino di dieci, undici anni, è felice se possiede un cellulare tutto suo, risulta tragicamente scaduto. Immaginate il trepidare del cuore dei più piccoli, la contentezza sui volti dei loro genitori che riuscivano a donare loro la visione di uno spettacolo unico e sorprendente.
Gli acrobati, per esempio, erano quelli che fecero la storia del circo in Italia: le famose sorelle Dell’Acqua, che sul finire degli anni Cinquanta recuperarono la credibilità di una compagnia ormai da tempo distrutta da una serie di lutti familiari. Applauditissimi i loro numeri in quei tendoni montati a Piazza delle Poste. Così come nel decennio successivo il pubblico siracusano andava in delirio per gli sketch di Giovanni Lozopone, in arte Gianni Pierantoni. Almeno fino al 1993, l’anno dell’ultima serata a Lentini. In quell’occasione la compagnia di Pierantoni ebbe un grande successo pari a un incasso di tre milioni di lire. Il suo ricordo a Francofonte è ancora nitido tra le generazioni che lo videro mettere su “il circo più piccolo del mondo”, un vero e proprio teatro della meraviglia.
Daniela Frisone




