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11/10/2026
17:01
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Gesualdo Manzella Frontini e il rinnovamento culturale dei giovani siciliani all’alba del ‘900

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L’ansia di ricerca verso la modernità covava nella Sicilia orientale all’alba del Ventesimo secolo. In particolare succedeva a Catania, poiché, nonostante la cultura fosse ancora legata alla tradizione ottocentesca, i giovani cercavano di orientare il gusto letterario del tempo verso formule e immagini nuove.

Gesualdo Manzella Frontini

Lo facevano spesso chiedendo consiglio e aiuto a penne di tutto rispetto, a un Capuana, a un Verga, a un veneratissimo Rapisardi. Fu proprio al cantore di Lucifero, tra l’altro inneggiato da Garibaldi e Hugo, che Gesualdo Manzella Frontini, studente alla facoltà di Lettere, inviò le sue raccolte poetiche: Novissima. Semiritmi del 1904 e Le Rosse Vergini del 1905.

Di fattura simbolista, le sillogi, che richiamavano sfacciatamente Capuana e D’Annunzio, nacquero in un periodo in cui Manzella Frontini insieme a Salvatore Giuliano e Gugliemo Policastro, collaborava alla rivista messinese «Ars Nova», il quartier generale del Cenacolo simbolista di Enrico Cardile e Angelo Toscano.

Ben presto il nostro scrittore assunse un tono piuttosto trasgressivo, che segnò il suo passaggio al futurismo. Pur mostrando una certa cautela nei confronti degli aspetti più iconoclastici del movimento, la sua partecipazione alle iniziative marinettiane ebbe un reale riscontro: il suo nome comparve in calce al Manifesto dei drammaturghi futuristi (1911), all’Antitradition futuriste di Apollinaire (1913) e alcuni suoi testi furono inseriti nell’antologia I poeti futuristi (1912). Ma cosa era successo realmente in quegli anni?

Luigi Capuana

Nel 1910 Manzella Frontini, dopo aver ricevuto un evidente diniego da parte di Giovanni Verga in merito a una sua raccolta di novelle Le lupe. Novelle per le vergini, cercò l’appoggio di Luigi Capuana che insegnava all’Università di Catania e manteneva rapporti con studenti attratti da una certa sete di rinnovamento. Ebbene, Gesualdo fece leggere al maestro un manifesto indirizzato «alla gioventù contemporanea e agli artisti giovani» e inviato ad amici e conoscenti di tutta Italia affinché abbandonassero «preconcetti, scuole, formalismi» e perseguissero l’istinto lontano da ogni forma di imitazione.

Filippo Tommaso Marinetti

Capuana ne rimase perplesso e non prese alcuna posizione in merito. Dopo tutto aveva già rifiutato di dirigere la rivista «Critica ed arte» fondata dal Manzella Frontini nel 1907. In quel momento apparve l’astro futurista a schiudere un orizzonte di fortuna a chi voleva disfarsi del vecchiume ottocentesco.

Marinetti rispose con entusiasmo all’impeto di rivoluzione del siciliano, la corrispondenza tra i due divenne più assidua e ciò movimentò la propaganda futurista a Catania. Sul «Corriere di Catania» del 1910 Manzella Frontini pubblicò un articolo dal titolo Grotteschi e romantici. A Luigi Capuana sempre giovane, a cui seguì una lettera del mineolo ospitata dallo stesso giornale, che uscì con un titolo spregiudicato, ovvero Luigi Capuana futurista.

Il suo fu un grande elogio del movimento marinettiano, pur riconoscendone l’esagerazione del programma. Fu un soffio di rinnovamento per la Catania giovane e vogliosa di nuove sfide letterarie. Marinetti, d’altra parte, non perse tempo a diffondere la missiva in tutto il mondo, come segno di rinascita e spinta creativa sorta nel cuore dell’«Isola divina».

Daniela Frisone

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