In occasione della ‘Giornata della memoria,’ la sezione FIDAPA di Floridia ha affidato al semiologo e saggista Salvo Sequenzia di tenere una conferenza sul tema ‘Arabi ed Ebrei nell’Insula felix. Una storia di condivisione difficile e meravigliosa’. La conferenza si terrà Martedì 27 gennaio 2026, alle ore 17,30, presso il Parco storico ‘L. Migliaccio’, in piazza Umberto I a Floridia.
Di seguito, pubblichiamo l’intervento di Salvo Sequenzia, incentrato sul rapporto storico tra memoria, modernità e convivenza tra culture.
“La memoria collettiva e la letteratura specialistica hanno tentato in modi diversi di eludere il significato più profondo dell’Olocausto riducendolo, spesso, nelle varie narrazioni, a un episodio della storia millenaria dell’antisemitismo o considerandolo un ‘incidente di percorso’, una barbara, temporanea ‘deviazione’ dalla via maestra della civilizzazione.
In entrambi i casi, la patologia evocata non chiama in causa la condizione «normale» della nostra società: l’Olocausto è inestricabilmente legato alla logica interna della modernità così come si è sviluppata in Occidente in un particolare momento storico.
Una riflessione rigorosa e scevra da ‘emozionalismi’ e da interpretazioni partigiane o identitarie può rendere conto della differenza tra l’Olocausto e le forme di antisemitismo del passato, almeno dal medioevo sino all’espulsione degli ebrei dai possedimenti spagnoli, avvenuta con l’editto di Granada del 1492. La disamina di fatti e di documenti sgombra pregiudizi e letture distorte riguardanti i processi storici legati alla coabitazione di arabi e di ebrei in alcune parti dell’Europa, soprattutto in Sicilia e a Siracusa, dimostrando come sia stata effettivamente possibile una convivenza difficile, complessa, ma pacifica e feconda, tra islam ed ebraismo in alcuni momenti della storia dell’Europa.
Ripercorrendo le vicende che, dall’Esodo e dalla seconda distruzione del Tempio di Gerusalemme (70 d. C.) hanno portato alla Diaspora, è possibile individuare una ‘genealogia’ dalla quale si sprigionano esperienze, pratiche, tensioni istituenti che hanno dato adito alle dinamiche insediative dell’enclave giudaica presso il Regale Solium di Federico II, nei possedimenti della Camera Reginale, come Siracusa e Ortigia, e nei territori dell’isola nei quali uno straordinario ibridismo tra ebrei e arabi diede vita a un modello culturale ‘forte’ che si esprime in modo stupefacente nell’emirato Al Andalus di Granada in Spagna e di Palermo in Sicilia, che sopravvisse all’occupazione di Normanni, Angioini e Aragonesi.
Questo modello rappresenta una delle pagine più esemplari di convivenza pacifica e feconda che la storia dell’umanità ha avuto, smentendo molti luoghi comuni sull’argomento, storicamente radicati, spesso travisati e, oggi, alla tragica attenzione della comunità mondiale per i dolorosi fatti che segnano questo frangente. Imboccata la via della modernità, gli aspetti di razionalizzazione e burocratizzazione della civiltà occidentale hanno costituito la condizione necessaria del ‘genocidio’ nazista, che fu l’esito specifico dell’incontro tra lo sconvolgimento sociale provocato dalla modernizzazione e i potenti strumenti di ingegneria sociale creati dalla modernità stessa.
L’obbedienza ai ‘dispositivi’ disciplinari della società tardo capitalistica, il rispetto delle regole, la responsabilità ‘tecnica’, l’omologazione come annientamento delle diversità e della personalità morale e come ossequio acritico al potere e alle sue istanze, sostituisce la responsabilità morale dell’individuo, precipitato nell’indistinto della ‘moltitudine’ e ridotto a un numero, a un marchio.
Sebbene tale intreccio sia stato ‘storicamente’ unico nella sua tragicità, i fattori che furono alla sua base, divenuti virus latenti in quanto ‘pratiche’ ancora vigenti nella società, sono oggi diffusi e operanti negli stati in forme parassitarie insite nei nazionalismi, nelle radicalizzazioni identitarie e nei tecno-colonialismi, apparentemente innocui ma devastanti nella loro portata sociale e culturale.
Non riconoscere tutto ciò, oltre che oltraggioso nei confronti delle vittime, dei superstiti e dei familiari sarebbe il segno di una cecità pericolosa per la sopravvivenza della civiltà. La lezione dell’Olocausto, ieri come oggi, è di sconcertante attualità per il mondo contemporaneo, travagliato da guerre, da concitate trasformazioni e rinnovati problemi di convivenza tra culture ed etnie. Come scrive il sociologo Zygmunt Bauman nel suo fondamentale saggio intitolato ‘Modernità e Olocausto’, «l’Olocausto rappresenta un fallimento, non un prodotto, della modernità».
Il dovere di ricordare dedicando una ‘giornata della memoria’ a quanto è accaduto, assume allora, oltre a un degno, ineludibile valore celebrativo, anche una istanza civile, morale ed educativa: un valore di libertà, di responsabilità, di democrazia che deve ‘valere’ per sempre. La storiografia, in tal senso, aiuta a fare chiarezza sul passato. Rendere omaggio alla ‘Memoria’, nella giornata ad essa dedicata, serve, soprattutto, a rendere omaggio alla verità della ‘Storia’ e delle ‘storie’. Sicché, al dovere della memoria corrisponde, nella stessa misura di responsabilità, il dovere di fare storia”.




