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18/02/2026
07:05

«Fidem servavi», l’Arcivescovo Lomanto rilancia la fede come testimonianza nel tempo della crisi dalla Chiesa Madre di Floridia

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Si è tenuta ieri nella chiesa Madre di Floridia la presentazione della quinta lettera pastorale dell’arcivescovo di Siracusa Francesco Lomanto, dal titolo Fidem servavi. Conservare e vivere la fede nel mondo di oggi, pubblicata il 24 ottobre 2025 in occasione del quinto anniversario dell’ordinazione episcopale e dell’inizio del suo ministero. La pastorale  sollecita qualche riflessione su alcuni temi affrontati, che assumono particolare cogenza in questo frangente storico.

Non è la prima volta che Lomanto in un documento pastorale concentra la sua attenzione su argomenti che, scaturiti dall’ambito ecclesiale e dal magistero della Chiesa, chiamano direttamente in causa la comunità laica, le istituzioni e la società civile nella sua pluralità. Già nella precedente Congregavit nos in unum Christi Amor, pubblicata nel 2024 alla vigilia del Giubileo, l’arcivescovo aveva chiaramente  fatto riferimento ai laici e ai non credenti esortandoli a ‘problematizzare’ la loro condizione e a non astrarla da un confronto con la fede e da un impegno nella società vissuti come apertura all’altro.

In questa pastorale, la più ‘filosofica’, almeno nella prima parte, tra quelle sino ad oggi pubblicate dal Nostro, è la communitas dei non credenti a sentirsi, oggi più che mai, coinvolta e stimolata dalla portata del messaggio paolino che attraversa i primi tre capitoli dell’epistola nella rievocazione della testimonianza di fede dell’Apostolo delle genti. Paolo è uomo contemporaneo.

Nell’imperversare della guerra assoluta in ogni parte del mondo e nella perdita dei punti di riferimento storici che hanno orientato la società occidentale sino alla tarda modernità, la ‘chiamata’ ad aderire a un progetto di fede, come narrato nelle due lettere paoline a Timoteo, plesso di meditazione dell’arcivescovo, può essere colta come una potente metafora che sollecita anche chi, con la fede, ha un rapporto ‘siderale’, distante ma non estraneo, a dare una testimonianza di impegno e di responsabilità, anche al costo di ‘sporcarsi le mani’ tirandosi fuori dal limbo dell’indifferenza e della tiepidezza per combattere la «buona battaglia» (1 Tm 6,12) nei luoghi della fragilità e del dolore.

Farsi carico di questa responsabilità, spesso, implica anche «soffrire» e  «portare le catene come un malfattore» (2 Tm 2, 8-9), diventare ‘martiri’ inconsapevoli dei dispositivi e delle interdizioni del pensiero totalizzante in un mondo «liquefatto» (Baumann) e «ridotto a mercato» (Latouche). «Responsabilità», «battaglia», «fedeltà ai nostri doveri», «testimonianza», «corresponsabilità», «ricerca degli ultimi» rappresentano valori assoluti, principi non negoziabili che prescindono da qualsiasi fede e da ogni partigianeria.

Nei tre capitoli propedeutici ai temi ecclesiali e sacramentali sembra prendere forma una  ‘dottrina sociale’ in perfetta sintonia con la dimensione aperta e «sinodale» della chiesa di oggi, con il magistero sociale della chiesa, nella sua ricezione storica attestata sin dalla promulgazione nel 1891 dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, e con le affermazioni, filosofiche di papa Ratzinger e sociologiche di Papa Francesco, in ordine al relativismo e all’«emozionalismo» che degradano  l’aspirazione all’alterità e la ricerca di spiritualità nella società odierna a una mera  «divinizzazione» astratta e irrazionale del mondo, a un feticismo e a una idolatria delle cose che hanno preso il posto dell’autenticità e della riflessione.

Nella storia di Paolo – ebreo ellenizzato, fariseo, cives romanus, apostolo cristiano – uomo ‘plurale’ che ha vissuto nella propria carne la crisi dei tempi e che toccò Siracusa durante il suo viaggio di evangelizzazione (At 28,12), l’arcivescovo Lomanto ha voluto raccontare la crisi dell’uomo contemporaneo in un mondo alla deriva, ‘infiacchito’ dall’entropia del reale, colto nella tensione delle sue contraddizioni e nella sua trepidante, spesso vacillante, ricerca di senso e di identità.

Da queste considerazioni scaturisce che «vivere in pienezza la storia di ogni giorno», afferma Lomanto, ridisegnando quotidianamente la mappa del nostro cammino nel mondo, come ha fatto Paolo di Tarso, significa vivere la differenza e la contraddizione come una preziosa, umile risorsa sulla quale fondare una nuova epistemologia per un tempo nuovo e intramare il tempo a venire, riempendo di valore e di senso ogni fede e ogni partigianeria.

 

Articolo di Salvo Sequenzia

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