Giuseppe Ansaldi accusa il fallimento del progetto di riqualificazione del Faro: “Macerie, calcinacci e materiali di scarto abbandonati”. Il Comitato chiede la bonifica dell’area, la risoluzione dei contratti e la restituzione del bene alla fruizione pubblica.
Il Faro di Capo Murro di Porco torna al centro del dibattito sul futuro del patrimonio ambientale e paesaggistico siracusano. A sollevare la questione è Giuseppe Ansaldi, presidente del Comitato Parchi, con una nota pubblica diffusa il 9 agosto, nella quale denuncia le condizioni in cui verserebbe l’area attorno allo storico faro della Penisola della Maddalena.
Secondo il Comitato, quello che avrebbe dovuto rappresentare un intervento di recupero e valorizzazione del bene si sarebbe trasformato in un cantiere incompiuto, con macerie, calcinacci, materiali inerti e scarti di lavorazione che, secondo la denuncia, sarebbero rimasti abbandonati lungo i camminamenti che circondano il faro.
Ansaldi parla apertamente di una “discarica a cielo aperto”, contestando la gestione dell’intervento e chiedendo un intervento immediato per ripristinare condizioni di sicurezza e decoro nell’area.
Il progetto di valorizzazione e il cantiere fermo
La vicenda si inserisce nel percorso avviato con “Valore Paese – Fari”, il progetto attraverso il quale alcuni fari dello Stato sono stati affidati in concessione con l’obiettivo di recuperarli e valorizzarli anche attraverso nuove destinazioni d’uso.
Per Capo Murro di Porco era stato previsto un intervento di recupero legato alla realizzazione di una struttura ricettiva. Secondo la ricostruzione contenuta nella nota del Comitato Parchi, però, il progetto sarebbe stato successivamente interessato da contenziosi e dall’annullamento dei permessi edilizi, lasciando l’intervento incompiuto.
A rendere ancora più controversa la vicenda, secondo Ansaldi, ci sarebbe anche l’impiego di 147 mila euro di fondi pubblici destinati dallo Stato alla messa in sicurezza del bene. Il Comitato considera questa spesa particolarmente problematica alla luce delle attuali condizioni dell’area.
“Macerie e materiali abbandonati”
È soprattutto sulle condizioni attuali del sito che si concentra la denuncia.
Il Comitato Parchi sostiene che i materiali derivanti dai lavori interrotti non sarebbero stati correttamente rimossi e che calcinacci, materiali inerti e scarti di lavorazione sarebbero stati lasciati lungo i percorsi intorno al faro.
La situazione, secondo Ansaldi, sarebbe ulteriormente aggravata dalle condizioni della recinzione metallica, che risulterebbe divelta e non più in grado di garantire adeguatamente la delimitazione dell’area.
Una situazione che, secondo il Comitato, pone anche un problema di sicurezza, considerando che il promontorio continua a essere raggiunto da cittadini e visitatori attratti dal paesaggio e dalla presenza dello storico faro.
La richiesta: bonificare e restituire il Faro alla città
Il Comitato Parchi non si limita alla denuncia del degrado, ma avanza precise richieste alle istituzioni.
Ansaldi chiede innanzitutto la risoluzione dei contratti in essere, che il Comitato considera conseguenza di una presunta inadempienza. Viene inoltre sollecitata la bonifica urgente dell’intera area, con la rimozione dei materiali e dei rifiuti che, secondo la denuncia, sarebbero stati lasciati sul posto.
La terza richiesta riguarda il futuro dello stesso Faro: il Comitato chiede che Capo Murro di Porco venga restituito alla fruizione pubblica, valorizzandone la natura di bene collettivo.
“Non siamo più disposti ad assistere in silenzio a questa agonia”, è la posizione espressa da Ansaldi nella nota, nella quale il Comitato parla di una situazione che avrebbe trasformato un progetto di recupero in una condizione di degrado.
Un patrimonio al centro di una vicenda controversa
Il Faro di Capo Murro di Porco rappresenta uno dei punti più caratteristici della costa siracusana. La struttura, risalente al 1859, si trova all’estremità della Penisola della Maddalena, in un contesto paesaggistico di particolare pregio.
La denuncia del Comitato Parchi riporta dunque nuovamente l’attenzione sulla necessità di individuare una soluzione per il futuro del bene.
Da una parte c’è l’idea di valorizzazione attraverso l’investimento privato; dall’altra la richiesta di riportare il Faro a una dimensione maggiormente legata alla fruizione pubblica e alla tutela del territorio.
Nel frattempo, secondo quanto denunciato dal Comitato, resterebbero da affrontare le condizioni dell’area e la presenza dei materiali lasciati dal cantiere.
La richiesta di Ansaldi è quindi quella di intervenire rapidamente: bonificare il sito, chiarire definitivamente la situazione contrattuale e individuare una nuova prospettiva per il Faro di Capo Murro di Porco.




