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22/04/2026
23:24

Elpide, la poetessa siciliana che ispirò l’inno dello Stato Vaticano

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Gli storici la ricordano quale poetessa e donna assai dotta. Il suo nome era Elpide (o Elphe, oppure Elpis), vissuta nel V secolo d. C. e conosciuta come la prima moglie di Severino Boezio, straordinario autore del De consolatione Philosophiae, testo in cui il pensatore cristiano la definì “fida compagna di preoccupazioni, gioie e studi”.

Un ragguaglio amorevole che la dice lunga sulla personalità della letterata siciliana. Perché Elpide fu siciliana, con Messina e Palermo a contendersi i natali. Lo storico Emanuele Ortolani racconta come “vari scrittori ne vennero quasi alle mani, e i Messinesi più zelanti, ed attivi sembrarono allora portarne il trionfo.”

A quanto pare tale disputa aveva accompagnato nel Seicento la controversia tra le due città per il ruolo di capitale dell’Isola nei confronti della corona spagnola. Ad oggi Elpide è conosciuta come autrice di inni in lingua latina (e greca), di cui sono sopravvissuti solo Felix per omnes e Aurea Lux, dedicati ai santi Pietro e Paolo. Entrambi furono inclusi nella Liturgia delle ore e in particolare il primo fu di ispirazione per l’inno nazionale dello Stato Vaticano.

L’Ortolani osserva che questi inni non brillavano per bellezza ma in essi si ravvisava cultura e stile severo, il che ci porterebbe ad avvicinarci all’idea dello storico palermitano Vincenzo Auria, che aveva insistito sul fatto che fosse Elpide l’autrice di opere filosofiche di fatto attribuite al marito. La figura di un consorte così imponente va peraltro ad accostarsi a un epitaffio in lingua latina purtroppo ormai perduto ma di cui conosciamo la trascrizione posta nei portici della Basilica Vaticana di San Pietro. Eccone uno stralcio: “Mi chiamai Elpide, figlia della Sicilia, che portò lontano dalla patria l’amore per lo sposo, senza il quale i giorni erano dolorosi, le notti inquiete, le ore tristi, perché eravamo non solo una carne, ma anche un solo spirito”.

Nel Seicento un busto marmoreo raffigurante Elpide di Boezio fu donato dai Gesuiti di Palermo al Senato di Messina con un’iscrizione in cui si dichiara che la donna era di origini peloritane, anche se – a detta dell’Ortolani – un manoscritto anonimo conservato in un’importante biblioteca siciliana assicurava che Elpide fosse palermitana visto che Severino Boezio aveva soggiornato a lungo nel capoluogo siciliano e non solo, dichiarava senza ombra di dubbio che proprio lei fosse l’autrice di opere filosofiche attribuite al famoso consorte. È probabile che l’autore del manoscritto sia il già citato Auria, il quale ricorda Elpide come la prima moglie di Boezio, dato che la seconda fu una certa Rusticiana.

Daniela Frisone

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