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14/01/2026
23:57

Depuratore Ias, il Comitato Stop Veleni: “La Regione tace e il territorio attende giustizia”

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Il Comitato Stop Veleni torna a denunciare la gestione del depuratore consortile IAS di Priolo, dopo la decisione del Tribunale del Riesame di Siracusa che ha ritenuto legittimo il cosiddetto decreto di “bilanciamento”, consentendo la ripresa dell’attività dell’impianto pur restando formalmente sotto sequestro per gravi ipotesi di reato ambientale.

Secondo il Comitato, si tratta di una scelta che segna ancora una volta la resa delle istituzioni di fronte agli interessi del grande petrolchimico, con il risultato di trasferire i costi ambientali e sanitari sulle comunità che vivono a ridosso del Polo Industriale Siracusano. Il decreto, infatti, autorizza l’esercizio dell’impianto in deroga alle normative ambientali, concedendo un periodo di 36 mesi per l’adeguamento strutturale e tecnologico del depuratore, un tempo ritenuto “inaccettabile” in un territorio già pesantemente compromesso.

A destare preoccupazione è l’assenza di garanzie concrete: non esiste un programma vincolante, né un piano pubblico e trasparente degli interventi previsti. Secondo Stop Veleni, il rischio è che la lunga proroga si trasformi in una copertura politica e giuridica che permetta di continuare a inquinare senza reali controlli o obblighi stringenti.

Nel mirino del Comitato finisce anche la Regione Siciliana, che detiene il 65% delle quote dell’IAS e che, di conseguenza, ha una responsabilità diretta nella situazione attuale dell’impianto. Una responsabilità che, secondo gli attivisti, viene elusa attraverso provvedimenti emergenziali e derogatori, rinunciando di fatto a un vero governo del risanamento ambientale dell’area.

Il depuratore IAS, ricordano da Stop Veleni, è stato posto sotto sequestro nel 2022 nell’ambito di un’inchiesta per presunto disastro ambientale che coinvolge le principali aziende del petrolchimico siracusano. Dopo anni di indagini e rinvii, il territorio non è più disposto ad accettare compromessi e dilazioni.

Da qui l’appello pubblico alla Procura della Repubblica di Siracusa affinché si arrivi in tempi rapidi all’apertura di un processo nei confronti delle maggiori aziende del polo industriale. Solo un procedimento pubblico, sostiene il Comitato, può restituire verità e giustizia alle popolazioni che vivono in un’area classificata ad elevato rischio di crisi ambientale.

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