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02/10/2026
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Cavagrande, la discarica a ridosso della riserva: le valutazioni del geologo Giuseppe Cugno

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SIRACUSA – Da una parte uno dei più importanti patrimoni naturalistici e idrogeologici della Sicilia sud-orientale, dall’altra il progetto dell’impianto per il recupero e lo smaltimento di rifiuti non pericolosi in contrada Stallaini, nel territorio di Noto, a ridosso dell’area di Cavagrande del Cassibile.

A intervenire sulla questione è Giuseppe Cugno, geologo specialista di ambiente, territorio, clima e meteorologia, che richiama l’attenzione soprattutto sul delicato sistema delle acque che interessa il territorio ibleo e sull’opportunità di una pianificazione che tenga conto del valore strategico della risorsa idrica.

Cavagrande del Cassibile è una Riserva naturale orientata che si estende nei territori di Avola, Noto e Siracusa e comprende circa dieci chilometri dell’asta fluviale del Cassibile, all’interno di un territorio caratterizzato da profonde incisioni carsiche, sorgenti e corsi d’acqua.

«Il promontorio che da Palazzolo scende verso est e la dorsale di Cavagrande – spiega Cugno – hanno dato vita a un patrimonio idrogeologico fondamentale per tutto il sud-est siciliano. Parliamo di un sistema che non può essere valutato guardando soltanto al singolo punto geografico, perché le acque si muovono nel sottosuolo e alimentano territori anche molto distanti tra loro».

Il geologo richiama, in particolare, il sistema che interessa il versante verso Gallina e Chiusa di Carlo, indicandolo come fondamentale per l’approvvigionamento idrico dell’area di Avola.

Un legame tra il sistema del Cassibile e l’approvvigionamento idrico avolese era già stato richiamato anche in atti parlamentari riguardanti il progetto di Stallaini, nei quali si evidenziava la rilevanza delle acque del Cassibile per l’acquedotto comunale.

Ma, secondo Cugno, il valore idrogeologico di Cavagrande non si esaurisce nelle acque visibili in superficie.

«Non dobbiamo dimenticare – prosegue – le consistenti sorgenti subacquee che dal sistema di Cavagrande raggiungono direttamente il mare. Siamo davanti a un territorio carsico estremamente complesso, nel quale ciò che avviene a monte può avere effetti a valle».

La presenza di collegamenti sotterranei trova riscontro anche nella documentazione regionale relativa all’area: un decreto della Regione Siciliana descrive la presenza di inghiottitoi e indica come probabile il contributo del sistema carsico terminale di Cavagrande all’alimentazione delle sorgenti sottomarine presenti lungo la costa tra Fontane Bianche e il litorale di Avola.

Cugno allarga quindi lo sguardo verso nord, richiamando l’importanza della conca di Siracusa e dell’area compresa tra Floridia e Solarino nell’accumulo delle risorse idriche legate alle precipitazioni e nei sistemi che alimentano il territorio circostante.

Il punto centrale, secondo il geologo, è quindi la necessità di considerare l’intero altopiano ibleo come un sistema interconnesso.

«L’uso del territorio deve essere ponderato e strategico – sottolinea Cugno –. L’acqua è un bene troppo importante perché le scelte che riguardano il territorio possano essere determinate soltanto dall’interesse economico».

Da qui la posizione fortemente critica nei confronti della localizzazione dell’impianto di Stallaini.

«Collocare una struttura di questo tipo a monte e a ridosso della Riserva di Cavagrande – conclude – significa intervenire su un territorio che ha un valore che va ben oltre i confini della riserva stessa. Dal punto di vista della tutela del bene comune degli Iblei è, a mio avviso, una delle scelte più scellerate che si possano compiere in questi anni».

La vicenda di Stallaini ha radici lontane ed è stata oggetto negli anni di interrogazioni e contestazioni proprio per la vicinanza alla Riserva di Cavagrande e ad aree sottoposte a tutela ambientale e idrogeologica. Nel 2026 il progetto è tornato al centro dell’attenzione dopo nuovi provvedimenti amministrativi regionali.

https://www.youtube.com/shorts/DQp8454kiUM
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