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10/03/2026
10:22

Catania e Siracusa “tremano”: a rischio la carne di cavallo, simbolo dello street food siciliano

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In gioco non c’è soltanto un alimento della tradizione sicula orientale ma un vero e proprio modo di vivere il cibo: in Parlamento tornano a farsi strada nuove iniziative legislative che puntano a vietare la macellazione equina a fini alimentari, equiparando i cavalli agli animali d’affezione come cani e gatti.

Potrebbe dunque essere la fine di un’era per una parte della gastronomia siciliana. Se approvata, infatti, la nuova norma provocherebbe un vero terremoto culturale ed economico, soprattutto tra Catania a Siracusa, dove la carne di cavallo rappresenta un elemento identitario.

La proposta nasce da un cambiamento di sensibilità ormai diffuso: sempre più italiani considerano il cavallo un compagno di vita o di sport e non una risorsa da macello. I consumi nazionali sono in calo da anni, ma resistono alcune “roccaforti” storiche. Tra queste, Catania è senza dubbio la capitale della carne equina.

All’ombra dell’Etna, mangiare carne di cavallo è un rito sociale. Le antiche “putie”, il fumo delle griglie lungo via Plebiscito, le classiche polpette di cavallo e le braciole arrostite fanno parte dell’immaginario collettivo cittadino e attirano anche turisti da tutta Italia.

Una legge che vietasse la macellazione dei cavalli cancellerebbe di fatto un’intera filiera: allevatori, macellai, ristoratori e lavoratori del settore, con effetti pesanti anche a Siracusa e in molti comuni dell’hinterland, dove questa tradizione è altrettanto radicata.

Da una parte gli animalisti esultano, parlando di una conquista di civiltà. Dall’altra, il mondo produttivo e una parte della popolazione vedono il rischio di perdere un pezzo di storia e identità gastronomica della Sicilia.

Il Parlamento dovrà ora decidere se privilegiare il nuovo sentire etico o se tutelare una tradizione popolare che, nel bene e nel male, ha attraversato generazioni.

 

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