Riapre la Villa Comunale di Canicattini Bagni, uno degli spazi più amati della città che viene restituito alla cittadinanza in seguito ad un’importante opera di riqualificazione e messa in sicurezza. L’area sarà fruibile tutti i giorni, dal lunedì al sabato con doppio orario, dalle 8 alle 12 e dalle 17 alle 21, mentre la domenica sarà aperta solo nel pomeriggio, dalle 17 alle 21.
A darne notizia tramite un comunicato sono stati il sindaco Paolo Amenta e l’assessore al Verde Pubblico Salvador Ferla, che ha seguito da vicino l’intero iter dei lavori. La riapertura avviene in attesa della cerimonia ufficiale di intitolazione del parco all’Assistente della Polizia di Stato Luca Scatà, Medaglia d’Oro al Valor Civile, definito “un eroe semplice”.
I lavori hanno riguardato il rifacimento dell’impianto elettrico, ora dotato di lampade a led a basso consumo energetico, e l’installazione di un moderno sistema di videosorveglianza. Ma la vera novità sta nel “Giardino del Mediterraneo”, un orto botanico videosorvegliato con piante tipiche dell’area iblea, mediterranea e del Maghreb. Un progetto dal forte valore simbolico, pensato per creare un ponte culturale tra le due sponde del Mediterraneo e costruito con il contributo concreto dei giovani migranti ospiti delle due strutture cittadine del SAI (Sistema Accoglienza Integrazione).
Il progetto ha visto anche il coinvolgimento delle scuole del territorio, del Museo Civico TEMPO e del suo presidente, l’etnoantropologo e guida naturalistica Paolino Uccello, che ha guidato la piantumazione delle numerose specie vegetali trasformando la Villa in un vero e proprio laboratorio di biodiversità e inclusione sociale.
«È il polmone verde della città, – ha detto il sindaco – ed è pronto ad accogliere piccoli e grandi, scuole, associazioni e attività culturali».
Il primo evento in programma si terrà sabato 19 luglio, alle 18,30, nell’ambito del 22° Festival del Mediterraneo: la presentazione del libro “Cronache di donne, da Pandora al pandoro – Appunti sparsi sul senso di colpa (dolci inclusi)” di Clara Artale.




