27 Novembre 2022

Mariannina Coffa, la capinera di Noto

Di lei hanno scritto in tanti e tanti la ricordano per la sua commovente storia. Quella di un amore mai pienamente vissuto, di una femminilità sacrificata a un terribile ordine sociale. Mariannina Coffa fu poetessa netina e fu donna poiché amò disperatamente per tutta la sua breve vita un solo uomo. Lui, Ascenso Mauceri, che diversi anni dopo avrebbe intrapreso un’ambiziosa carriera politica, sarebbe diventato sindaco di Noto e più volte consigliere del partito liberale.

Ascenso era giovane, aveva venticinque anni quando nel 1855 conobbe Mariannina, appena quattordicenne e figlia del famoso avvocato e patriota Salvatore Caruso. Il loro fu amore a prima vista, che nel tempo li vide complici anche nella comune passione per la letteratura. Tra loro galeotto fu un componimento poetico, così come si legge in una lettera del 1870 che la poetessa scrisse al suo amato: “Eravamo soli, voi avevate scritto un sonetto che cominiciava Demone o spirito, voleste che facessi la risposta sulle stesse rime, e mi posi a scrivere. Eravate in piedi, dietro la mia sedia, e posaste una mano sulla carta, che avevo innanzi, e su quella mano appoggiai le mie labbra ardenti”.

Le lettere di Mariannina sono l’anima di quell’amore contrastato e segnato da strazianti lontananze. Si pensi che Ascenso già da ragazzo aveva frequentato i circoli liberali che a Noto facevano capo a Matteo Raeli, mentre negli anni a seguire scrisse alcuni testi di spessore politico oltre che diversi drammi. Nonostante i suoi meriti culturali e sociali, la famiglia di Mariannina si dimostrò avversa nei confronti del giovane, e così troncò, proprio sul nascere, ogni possibilità di unione. Pare che i turbolenti trascorsi sentimentali di Ascenso fossero alla base dell’assoluto divieto di ogni contatto tra i due innamorati. In quel momento solo la fuga sembrava l’unica via d’uscita. Una soluzione che, pur con immenso dolore, Mariannina rifiutò per non recare un dispiacere alla madre. E quella scelta determinò il suo destino di donna, amante e madre. Ma la corrispondenza tra i due non venne meno, almeno fino a tutto il 1859, l’anno in cui si seppe che Mariannina Coffa avrebbe sposato Giorgio Morana, un possidente terriero di Ragusa.

Del 1863 rimane un biglietto della poetessa, ancora intriso di lacrime, in cui si legge: “Oggi stesso, a 22 ore, a S. Giovanni. Oh Ascenso, quanto mi oltraggiate! Sono troppo… troppo infelice. Venite, per pietà, venite, o non ci vedremo mai più. Addio”. Il suo è un pensiero disperato, è il fardello di una donna che trovava conforto solo nella poesia: diciassette anni di una vita infelice come moglie e madre di sette figli, di cui solo tre sopravvisuti. Il suo maggiore cruccio era l’orgoglio di Ascenso, che non le perdonava la rinuncia a contrastare il volere dei genitori, la mancata fuitina e il suo successivo rifiuto all’appuntamento che lui stesso gli aveva dato a Ragusa. Nonostante l’ardore soffocato e quel dolore appeso al cuore di tutta una vita, fu Ascenso nel 1878, anno della scomparsa di Mariannina, stroncata da un tumore, a ricordare la “capinera di Noto”, quell’anima “destinata a vivere del proprio alito, e a incenerirsi nel proprio fuoco”.

Daniela Frisone

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