27 Novembre 2022

Lukoil valuta la divisione commerciale e la vendita della raffineria Isab di Priolo per mantenere il flusso del petrolio

Limitare l’impatto delle sanzioni e di un prossimo embargo dell’Unione Europea sul greggio russo dividendo la sua unità di commercio di petrolio e vendere una raffineria in Italia. Questa potrebbe essere la soluzione salvagente per la Lukoil di Priolo.

La notizia è stata anticipata ieri da Bloomberg, l’agenzia internazionale di notizie particolarmente attendibile nello scenario finanziario mondiale.

Il più grande produttore privato di petrolio della Russia – secondo fonti molto vicine all’azienda – potrebbe ristrutturare il suo braccio commerciale, Litasco SA , creando due rami, uno con sede a Ginevra e l’altro a Dubai. Tutto questo – sempre secondo le parole di chi è a conoscenza dell’intero progetto – potrebbe portare alla vendita della raffineria Isab alle porte di Siracusa e che produce 300 mila barili al giorno.

L’impianto – ricorda ancora Bloomberg – sta accaparrandosi il petrolio russo degli Urali, ma rischia di non essere in grado di procurarsi il greggio una volta che il divieto dell’UE sui flussi marittimi entrerà in vigore il 5 dicembre. I finanziatori hanno, inoltre, interrotto i finanziamenti che permetterebbero a Lukoil di acquistare altre forniture. Nessun commento dai vertici di Lukoil, mentre Litasco ha rifiutato di rispondere alle domande.

Litasco ha acquistato e venduto circa 4 milioni di barili di greggio e carburante raffinato al giorno nel 2019, secondo il suo sito Web, rendendolo uno dei maggiori commercianti di petrolio al mondo. Secondo il piano per il braccio commerciale, l’ufficio di Ginevra sarebbe chiamato “Litasco West”. Continuerebbe a rifornirsi di greggio non russo e gestire altre raffinerie europee in Bulgaria e Romania, oltre a mantenere una partecipazione di minoranza nell’impianto Zeeland gestito da TotalEnergies SE nei Paesi Bassi.

Isab è una delle più grandi raffinerie d’Europa, e – come ricorda l’agenzia specializzata – ha attirato l’interesse di potenziali acquirenti tra cui Onex Holding con sede a Dubai e il fondo statunitense Crossbridge Energy Partners. Sulle due offerte nulla è dato sapere. Bloomberg ha cercato conferma da Onex e Crossbridge, ma senza alcuna fortuna.

Il governo italiano sta monitorando da vicino la situazione delle raffinerie con l’avvicinarsi dell’embargo del 5 dicembre. Isab fornisce circa un quarto dei prodotti combustibili italiani e impiega più di 3.000 persone direttamente e indirettamente. Tuttavia, a marzo il governo ha dichiarato che non aveva intenzione di nazionalizzare l’impianto.

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