27 Novembre 2022

Siracusa, droga e corruzione: tre poliziotti in manette

Devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti e psicotrope e, tra gli altri, corruzione, peculato e falso in atto pubblico. Sono Rosario Salemi, Giuseppe Iacono, Claudia Catania, e Vincenzo Santonastaso, tre poliziotti, già in servizio alla Squadra mobile di Siracusa e un 50enne di Noto.

L’indagine, è stata avviata dalla Direzione Distrettuale Antimafia al fine di fare luce sulle gravi condotte delittuose che sarebbero state realizzate in un determinato arco temporale nel territorio di Siracusa da tre ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria già in servizio alla Squadra Mobile di Siracusa, ha consentito di ricostruire il “modus operandi” che sarebbe stato utilizzato dai pubblici ufficiali.

Nel dettaglio, nel corso dell’attività investigativa coordinata dalla Procura di Siracusa nel biennio 2019-2020, emergeva la stretta vicinanza di due dei tre appartenenti precedentemente in servizio alla Sezione Antidroga della Squadra Mobile ai familiari di uno dei maggiori esponenti di una piazza di spaccio siracusana, poi divenuto collaboratore di giustizia.

Contestualmente, nel corso dell’attività d’indagine coordinata dalla Dda, delegata al Nucleo Pef della Guardia di Finanza di Catania, i finanzieri delle unità specializzate del Gico accertavano che dal 2011 al 2018, i pubblici ufficiali avrebbero contribuito a rifornire abitualmente le locali piazze di spaccio in virtù del rapporto illecito creato con due esponenti di spicco delle associazioni criminali dedite al traffico di stupefacenti, poi divenuti collaboratori di giustizia. Gran parte della sostanza stupefacente che sarebbe stata ceduta dietro corrispettivo dai poliziotti a tali referenti, proveniva dai sequestri eseguiti nel corso di indagini e sottratta all’esito delle analisi di laboratorio effettuate sui campioni, prima del deposito all’ufficio Corpi di reato del Tribunale di Siracusa. La sostanza stupefacente sequestrata veniva sostituita con materiale di ogni genere, come mattoni di terracotta al posto dei panetti di hashish o mannitolo in luogo della cocaina.

Inoltre, anche al fine di consentire la prosecuzione dei traffici illeciti, i poliziotti, nel corso degli anni, avrebbero garantito l’impunità ai propri sodali, rivelando agli interessati l’esistenza di indagini a loro carico della Procura di Siracusa e della Dda di Catania, comprese specifiche informazioni in merito a intercettazioni in atto, idonee a pregiudicarli, e ai luoghi ove erano installate microspie delle Forze dell’Ordine, nonché i contenuti dei verbali di collaboratori di giustizia.

Oltre ai proventi derivanti dalla fornitura di sostanze stupefacenti, gli indagati sarebbero stati tra loro legati anche da un rapporto corruttivo stabile e duraturo, ricevendo dai referenti della piazza di spaccio remunerazioni periodiche per le informazioni fornite e il sostegno garantito.

Il quadro probatorio ricostruito, in una fase del procedimento nel quale non è ancora instaurato il contradittorio delle parti, avrebbe trovato positivo riscontro anche nelle indagini patrimoniali, che avrebbe permesso di accertare, per due dei tre poliziotti, una notevole sproporzione tra i redditi percepiti e il loro tenore di vita.

Per quanto sopra, in esito alle complesse investigazioni eseguite, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania ha emesso apposita ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere per due poliziotti, uno dei quali in quiescenza e l’altro ancora in servizio alla Polfer di Siracusa, nonché il sequestro preventivo a loro carico, rispettivamente, per un importo pari a 209.908 euro e a 374.000 euro; gli arresti domiciliari per un vice ispettore di Polizia e un cinquantenne netino, quest’ultimo complice nel recente traffico degli stupefacenti messo in atto da due dei pubblici ufficiali coinvolti.

Le misure cautelari personali sono state eseguite congiuntamente da appartenenti alla Polizia di Stato e alla Guardia di finanza. Successivamente si provvederà alla notifica dell’invito a rendere interrogatorio nei confronti di un appartenente all’Arma dei Carabinieri, in servizio a Siracusa, indagato nell’ambito dello stesso procedimento, per il reato, in concorso, di rivelazione di segreto d’ufficio.

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