27 Novembre 2022

La Fontanina, il cenacolo di piazza Duomo

Siracusa aveva un volto a cavallo tra gli anni Venti e Trenta. Aveva un luogo, La Fontanina, in Piazza Duomo 1. Lì si riunivano artisti e intellettuali di grande spessore, in primis Angelo Maltese, il pittore-fotografo, che qualcuno definì l’Alinari siracusano. Fu lui a raccogliere voci, sentimenti, opinioni, scritti, foto, quadri.

Di circoli se ne sentiva parlare già da tempo nell’Isola. A Messina, nei primi del Novecento, era sorto il Cenacolo simbolista, capitanato dal poeta Enrico Cardile. Quel Cardile amico-nemico di Marinetti, che prese parte alle riunioni di Maltese. E così, tra il ‘21 e il ‘22, l’«Haschisch» di Catania non era solo una rivista ma anche un salotto baudleriano, tra arte libera e fumo d’oppio. Dunque, la storia della Fontanina; che poi è quella di Angelo Maltese.

Fu lui a catturare il senso di un’epoca, il suo archivio ne è degno custode. A partire dalle trasformazioni urbane degli anni Venti – siamo in pieno regime fascista – la città cambia volto. Sorge la casa della Gioventù Italiana del Littorio, le case cooperative, e con l’avvento del sistema ospedaliero, si costruiscono i tre nosocomi: l’ospedale centrale, il sanatorio antitubercolotico e l’ospedale psichiatrico. I giovani diventano la forza viva del nuovo sistema totalitario: per loro sorgono edifici e attività con funzioni di genere sportivo ed educativo. Giunge un nuovo senso del comune, del partecipativo. I giornali dell’epoca parlano di sviluppo e intransigenza, di risveglio e coraggio. Marinetti sulle pagine di «Siracusa Fascista» indica la strada alle nuove generazioni: “Siate avventurosi, novatori e precursori, cioè senza ritardo nello spirito e nei muscoli, sempre alla punta estrema dell’audacia, figli del 1950 e del 2000!”.

Ecco, la Fontanina era un pezzetto di quel mondo. Teresa Callari lo definiva “un cenacolo d’arte e cultura” perché era molto di più dello studio fotografico di Angelo Maltese. Era il nido della vita intellettuale siracusana, e non per pochi lustri. Contiamo un arco di tempo tra la fine degli anni Venti e l’inizio dei Settanta. A Piazza Duomo 1, nel giardino del Palazzo Interlandi Pizzuti, Angelo Maltese, pittore, ritrattista, fotografo, aprì un capitolo significativo della storia cittadina. Qualche anno dopo il figlio Antonello Maltese ci avrebbe raccontato delle ultime mostre, intorno al 1973, degli anni d’oro, i Cinquanta-Sessanta e dei ricordi paterni sulla Fontanina dei Quasimodo, Guttuso, Vittorini, quella del decennio postbellico. Del tempo in cui si avvertiva una sorta di rinascita e chi sentiva dentro quella morsa frequentava l’oasi di Maltese.

Ad esempio il pittore-poeta austriaco Karl Stirner, la pittrice cecoslovacca Zenka Keritesova, lo scienziato matematico Corrado Maltese, il poeta bolognese Severin, il poeta messinese Enrico Cardile, il musicista romano Dario Raucea, il pittore napoletano Francesco Grillo, i fratelli Assenza. E ancora: Giuseppe Agnello, Teocrito di Giorgio, Aldo Carratore, Franco Zammit, Alfredo Entità, Biagio Poidimani, Orazio Nocera, Giuseppe Sorano, Salvo Monica, Oreste Puzzo, Giovanni Cilio, Piero Fillioley, Ugo Gianformaggio. Tutti, proprio tutti, in un sogno durato quarant’anni. Grazie ad Angelo Maltese, che Vittorio Lucca in un articolo del 1986 su «L’Eco di Sicilia» definiva “il fotografo di tutta un’epoca, il descrittore del tempo in cui visse e il suo portavoce più vivo, attento e autentico”. In effetti quegli scatti, a vederli oggi, rievocano il sale di una Siracusa inedita; come i ritratti, assolutamente perfetti. E poi c’è chi ricorda i suoi lavori per la prima rappresentazione classica al Teatro Greco, le chiacchierate con Duilio Cambellotti, Salvo Randone, Giovanna Scotto, Annibale Ninchi, che alla Fontanina spesso ripassava il copione prima dello spettacolo. C’è chi invece ricorda le vetrate e il lucernario dello studio, la naturalezza di un mondo che fu…

Daniela Frisone

Aggiungi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Seguici sui Social