30 Novembre 2022

Wolfango Intelisano, il ricordo di un artista intenso a dieci anni dalla morte (prima parte)

Io l’ho conosciuto, Wolfango Intelisano. Gli amici lo chiamavano Wolf. Lui che per il mondo era Wolfango Telis, uno che contava, uno che aveva immaginato, costruito e insegnato l’arte, quella vera. Nei primi anni Duemila, allo studio di Chicco Calleri, c’era Michele Ciacciofera, Francesco Rinzivillo, Piero Roccasalvo e Wolfango Telis. Lui era uno che contava. Un artista che aveva fatto storia, che aveva lasciato il segno e di cui abbiamo voglia di ricordare la vita, i pensieri, le stravaganze, le intuizioni. E allora, a quell’uomo forte e geniale, che è andato via dieci anni fa, nel settembre del 2012, artisti, critici, amici o solo conoscenti rendono qui (e forse per un paio di domeniche ancora) il loro sincero e affettuoso omaggio.

Piero Roccasalvo Rub, artista: “Di Wolfango ho il ricordo di una persona mite, semplice e molto riflessiva. Agli inizi degli anni ’90, ai tempi del mitico Istituto Statale D’Arte di via Mirabella e via Vittorio Veneto, dove personalità carismatiche e preparate giocavano un ruolo fondamentale nella formazione dello studente, Wolfango Intelisano, in arte Telis, era uno dei tanti professori che davano un forte contributo all’istituto perseverando sulla sua maniera di intendere l’arte. Solo parecchi anni dopo, quando ritornai a Siracusa, ci ritrovammo – Wolf non era stato mio professore – grazie alla spinta di alcuni cari amici. Spesso con Chicco Calleri, Michele Ciacciofera e l’architetto Corrado Papa, si andava a fare visita allo studio di Wolfango a Canicattini Bagni.

Erano pomeriggi intensi. Wolfango parlava della sua arte, con il suo fare pacato ci illustrava le opere disseminate per tutto lo studio. Compresi e mi invase tutta la sua forza espressiva. Le lacerazioni che lui provocava sulla superfice del supporto pittorico erano il corrispettivo di quello che lui aveva dentro. Era l’ultima fase della sua ricerca, focalizzata sul concetto di Sindone, sulla reliquia: un dialogo continuo tra gli opposti dell’esistenza. Wolfango era una persona gentile ma con un forte tormento interiore, questo lo trasmetteva nelle sue opere con una forza devastante. Il suo lascito rappresenta un monito a tutti noi per riflettere sulla nostra finitezza”.

Annibale Vanetti, artista, fondatore e animatore dell’associazione culturale “L’Arco e la Fonte” di Siracusa: “Ci vediamo. E se non ci vediamo, accendiamo la luce! Così ci salutava abitualmente Wolfi, fumando l’ennesima sigaretta prima di allontanarsi con l’andatura incerta di chi sarebbe rimasto ancora a discutere con gli amici. E quante estenuanti discussioni con noi soci del direttivo de L’Arco e la Fonte! A cui peraltro aveva aderito con entusiasmo, come se fosse arrivata per lui una nuova, inaspettata chiamata alle armi… Wolfango Intelisano amava il contraddittorio, sosteneva le sue posizioni con l’autorevolezza dell’artista maturo e consapevole del suo ruolo nella società. Ricordo che alla conferenza stampa del progetto Periplo, alla Capitaneria di Porto di Siracusa, si alzò di scatto e, dichiarandosi comunista, denunciò debolezze e carenze dell’amministrazione comunale (che era tra i finanziatori del progetto) perché non sosteneva adeguatamente chi, come la nostra associazione, lavorava seriamente alla promozione di attività culturali. E poi, non sopportava le ostentazioni dilettantesche e non aveva difficoltà a mostrarlo platealmente.

A una mostra collettiva dei soci de L’Arco e la Fonte, di fronte a un dipinto con dimensioni da miniatura, alla presenza dell’autore, lo apostrofò dicendogli: “ma picchì nun t’attacchi ‘n francubullu?”. Infine, ricordo che nei momenti di convivialità, a casa sua o dagli amici, amava cimentarsi ai fornelli con l’atteggiamento di esperto gourmet. Alla profusione di essenze speziate aggiungeva spesso il suo intrigante tocco da maestro, stupendo i commensali con un ingrediente segreto: la scorza d’arancia”.

Daniela Frisone

(foto archivio Antonio Randazzo)

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