5 Ottobre 2022

Lukoil, sarà corsa contro il tempo? Tranquilli, ci penseremo dal 26 settembre. Così pare…

All’inizio di dicembre al pontile di Targia arriverà l’ultima nave salpata da un porto russo. Arriverà per l’ultimo carico di petrolio per la raffineria Lukoil, poi sarà embargo. Le sanzioni decise dall’Unione Europea dopo l’attacco all’Ucraina non consentiranno più – dal 6 dicembre – l’arrivo di greggio proveniente dalla Russia.

Da quel momento i rubinetti della fabbrica alle porte di Siracusa inizieranno a chiudersi. Sul colosso russo pendono anche una serie di crediti bloccati che, di fatto, non consentiranno di acquistare petrolio da altri stati.

E tutto questo, come più volte gridato, rischia di portare al fermo della fabbrica nel giro di un anno (gli impianti non possono essere spenti con un interruttore, ma avranno bisogno di una mega fermata per mettere tutto in sicurezza).

Uno scenario apocalittico visto che anche da Confindustria è stata ricordata l’interconnessione delle aziende del polo energetico siracusano. Insomma, un risiko letale che potrebbe abbattere l’economia locale e non solo.

Tutto questo sulla pelle di almeno 8 mila persone impegnate in quell’area e alle quali se ne aggiungerebbero molte altre per quell’inevitabile effetto domino che colpirebbe l’economia di scala.

E questa clessidra continua a scorrere nel bel mezzo di una campagna elettorale dove non sembra prevalere il tema industriale. Una consapevolezza – forse una vera formazione sull’argomento – che non pare aver contagiato molti candidati.

Eppure gli appelli continuano. Eppure le voci di una possibile cessione di Lukoil – ora a un gruppo norvegese, Equinor (che sembra aver già fatto un sopralluogo), ora a un fondo americano, Crossbridge Energy – continuano e si rincorrono.

Un argomento annacquato nella attenta oratoria dei candidati di tutto l’arco costituzionale che si spera, dal 26 settembre, si attivino per salvare qualcosa.

E mancheranno 71 giorni…

Prospero Dente

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Angelo Guardo Floridia