5 Ottobre 2022

Il Castello Maniace, tra storia e leggende di fantasmi

Viaggiare in Sicilia significa andare per castelli. Non si può fare a meno di visitarli e spesso conoscerne la storia significa lasciarsi incantare dai loro fantasmi. Il Castello Maniace, una delle roccheforti più incantevoli della Sicilia, sorge sulla punta estrema dell’isolotto di Ortigia. Quasi come “un anello di congiunzione fra l’antico e il moderno, fra la Siracusa greca e quella delle età successive”, dicono gli studiosi. E qui si inserisce un primo tassello: pare che lì sorgesse la villa del Governatore romano e il Tempio della dea Giunone. In più la tradizione vuole che l’edificio fosse edificato a mo’ di fortino nel 1038 per volontà del generale bizantino Giorgio Maniace, e nel 1240 trasformato in castello da Federico II di Svevia.

Da lì passarono nomi illustri comeil re di Sicilia Pietro d’Aragona, che usufruì della dimora nel 1288. Poi, sotto la dominazione angioina, diventò patrimonio regio, e fino a quasi tutto il XV secolo fu adibito a prigione. Questi in sintesi gli avvenimenti più significativi, anche se la storia del maniero pare sia intinta nel sangue. Nel 1448, dopo un sontuoso banchetto, il generale Giovanni Ventimiglia ordinò l’omicidio dei convitati che dimoravano nelle stanze del castello perché accusati di tradimento. Dopo il massacro, Ventimiglia ricevette in dono dal re Alfonso di Castiglia due arieti di bronzo che furono utilizzati come ornamento nel prospetto del castello. Quegli stessi arieti che, secondo la fantasia popolare, pare fischiassero per indicare ai marinai la direzione del vento. Ancora: nel 1704, a causa di un fulmine la polveriera situata a nord ovest esplose provocando all’edificio enormi danni. Ma altri bagni di sangue videro protagonista il castello, come gli ammutinamenti delle milizie nel 1540 e le rivolte contadine a causa del colera nel 1837.

Morti su morti, che nel tempo, come è accaduto per altri edifici di una certa importanza, hanno dato il via a leggende spettrali. Una in particolare racconta del fantasma di una dama del Settecento, che pare si aggirerebbe nel castello. C’è chi ha riconosciuto la sua figura alta, elegante, pallida e con un’espressione triste in volto. A dire il vero, caratteristiche fin troppo comuni a molti spettri e in parte in tono con il piglio misticheggiante dell’edificio. Di fatto gli studiosi si sono spesso interrogati sulla struttura geometrica della pianta e soprattutto sulle combinazioni di quadrati e circonferenze adottati dagli svevi nel castello siracusano. Nel Medioevo, si sa, l’utilizzo di particolari numeri nascondeva un significato simbolico. E il ricorso al simbolo è certamente una prerogativa della fortezza aretusea: la torre richiama il cerchio, che a sua volta rievoca il sole, quindi il Cristo e l’imperatore; mentrela pianta ha a che fare con il quadrato, la terra, dunque l’impero. Ancora, l’assetto del Castello Maniace ha indotto alcuni studiosi a considerarlo come una moschea fortificata, per via della sorgente di acqua dolce che sgorga nel sotterraneo. Questa è chiamata il “bagno della regina”, luogo probabilmente deputato alle abluzioni dei fedeli musulmani. È il caso di pensare che Federico II avesse voluto ricreare in quell’angolo di Siracusa il fascino delle moschee islamiche, riproponendone i giochi d’acqua e la schiera di colonne fiorite che si intersecano nelle numerose crociere. Quella stessa malia che ha spinto alcuni visitatori a credere di aver intravisto l’ombra di una donna dall’incedere regale, con il volto emaciato e lo sguardo malinconico. Forse il famoso “bagno della regina”, la polla d’acqua dolce che richiama quella della vicina Aretusa, ha soffiato sulla fiamma di una leggenda che si insinua lenta, senza scossoni. Lo spettro di una donna silenziosa, tra le pareti del castello.

Daniela Frisone

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