5 Ottobre 2022

Francesco Lauretta, l’antropologo con i pennelli

Se nella vita di tutti i giorni incontrarsi è un bisogno, nel mondo dell’arte diventa una necessità. E non solo perché si creano motivi di confronto, di scambio di pensieri, idee, circostanze. No. Chi è artista immagina l’esistenza come un passaggio eterno insieme ad alcune anime. O forse ancora di più come un banchetto divino a cui può accedere solo chi desidera realmente una condivisione. Ne parliamo con Francesco Lauretta, un artista di grande cultura e sensibilità, spirito altamente creativo e comunicativo, il connubio perfetto per chi crede all’arte come condizione umana volta alla comunione degli intenti. Originario di Ispica, da giovanissimo come tanti frequentava Siracusa, in particolare le lezioni di Alfredo Romano. Poi il salto. Gli studi a Venezia, il periodo torinese e infine l’approdo a Firenze, città che vive a pieno anche grazie a un progetto fortunato: la scuola di Santa Rosa, teorizzata e praticata insieme con l’artista e amico Luigi Presicce.

Francesco Lauretta

“Nasce dal piacere di stare insieme – racconta Lauretta – proviamo a incontrarci da cinque anni a Lungarno, nella zona dei pescatori. Accade ogni martedì dalle dieci e trenta del mattino al giardino del bistrot”. Cerchiamo di comprendere il senso di questa splendida iniziativa. Tanti pittori italiani, tantissimi studenti di liceo, di accademia, si ritrovano nello stesso luogo a disegnare, a dipingere, o semplicemente a vivere un dialogo sincero e formativo. Un progetto che ospita e viene ospitato in numerose città d’Italia. È da un diario di bordo scritto da Lauretta datato 7 ottobre 2019 che scopriamo l’incipit di questa magnifica storia: “La Scuola di Santa Rosa è un’opera d’arte. Nasce nel settembre del 2017 lungo le rive dell’Arno a Firenze, il primo martedì di quel mese e da allora ogni martedì si ripete l’incanto. Un incanto di artisti, giovani, meno giovani, gente comune, vi accede liberamente per alcune ore e celebra lo stare al mondo in un anfratto di tempo ormai sconosciuto in questi tempi ipermoderni”.

Ricerca del respiro, dello sguardo, gli occhi diretti alla bellezza che sfugge in un’epoca distratta come la nostra. Il pensiero va alla Sicilia, alla terra da cui Lauretta trae la sua ispirazione più profonda. Lui che è “un antropologo con i pennelli”, immortala i festival, le mattanze, la tradizione più viva, come il culto del Cristo, u Gioia. Ma anche la ricerca della solitudine in un posto magico come Porto Ulisse, la splendida baia di Ispica, dove si reca per recuperare il rapporto con la terra d’origine. Infine una riflessione rivolta al talento siciliano, che fatica a venir fuori forse perché, dice Lauretta, “i siciliani non riescono a fare comunità”.

Eppure il 14 agosto proprio a Ispica ci sarà “La Passeggiata”, mostra collettiva a cura di Aldo Taranto, a cui parteciperanno, tra gli altri, anche Lauretta e Alfredo Romano. Una condizione, quella del ritrovarsi, che in Sicilia andrebbe recuperata al di là degli appuntamenti sulla carta e coltivata in un modo più naturale e costante. L’ultimo pensiero va ai nuovi progetti, le prossime tappe del suo viaggio artistico in Abruzzo, ad Artissima a Torino, ma anche ai nuovi lavori, opere colorate e inquietanti che ospitano le immagini degli aperitivi. Il relax dei caffè degli impressionisti è solo un antico ricordo, qui si parla di incontri apparentemente felici ma che rivelano la carica disturbante di questi complicatissimi anni.

Daniela Frisone

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