10 Agosto 2022

Esterina, la modista di Ortigia

Un tempo la modista era artigiana dei cappelli e delle acconciature per signora. Ma il termine artigiana aveva un valore. Significava maestranza, certificava maestria. Di artiste del copricapo famose a Siracusa ce ne fu una. Il suo nome era Ester Bandiera, ma tutti la chiamavano Esterina. Tra gli anni Cinquanta e i Sessanta era la modista di via Maestranza in Ortigia. Confezionava cappelli per tutte le occasioni e nella sua maison c’era sempre un viavai di madri e figlie.

Foto Antonio Randazzo

Nei ricordi di chi la conobbe, Ester era bassina, con le spalle un po’ curve. Una donna espertissima nell’arte di fabbricare copricapi femminili. In quegli anni c’erano anche le signorine Rizza di via Roma, ma lei era la migliore, raccontano le clienti di allora. Al negozio di Esterina si accedeva da una porta piccola accanto alla vetrina che esponeva i cappelli: era solo una stanzetta con un perimetro di sedie attorno a un gran tavolo dove venivano poggiati i modelli.

A quel tempo le siracusane andavano dalla modista anche per conversare e far passare il pomeriggio. Dopo tutto per le donne il lavoro fu una conquista successiva. E poi Esterina aveva il marito sarto: il signor Minniti confezionava abiti di fronte al suo negozio. Una zona, quella di via Maestranza, in cui ci si poteva rifornire anche di splendidi bottoni: il negozio dei Lombardino, fratello e sorella, tutt’e due scapoli, era sempre strapieno di clienti. Poi c’era Carobene, quello che vendeva tessuti di tutti i tipi: cotone, lino, georgette, seta pura, a tinta unica, a fantasia. Lì si assisteva a una specie di circolo in cui le signore si scambiavano opinioni su questo o quello, discorsi sulla quotidianità. Una vita tutto sommato tranquilla attraversava la Siracusa a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Ogni cosa sembrava avere una collocazione certa, una dimensione in cui sentirsi rassicurati. La modista Ester era anche un simbolo di quella serenità al femminile. Prima che arrivasse l’inverno, le mogli di insegnanti, professionisti e impiegati, sarebbero andate da lei per scegliere un copricapo di feltro, panno o velluto, con penne di aigrette e la classica veletta per nascondere lo sguardo. Certamente per la festa di Santa Lucia a maggio avrebbero indossato i suoi cappelli di paglia, con ampia visiera per ripararsi il viso dalle prime scottature. Era un mondo scandito dalle stagioni. Tutto aveva un nome e un proprio posto. Così la moda poteva confortare invece che sconvolgere il ritmo lento di una cittadina come Siracusa.

La moda significava amorevolezza, benessere cittadino e acquistare un cappello oppure un abito era quasi un rito. Esterina ritirava dal Nord i modelli più in voga di allora e li sistemava a seconda delle esigenze. Non solo: dava alle sue clienti la possibilità di provarne due o tre per discuterne in famiglia, tra marito, sorelle, figli e figlie. Da lei si respirava un’aria buona. Le siracusane frequentavano il suo negozio aspettando il loro turno. Niente pettegolezzi o spiacevoli discussioni. Esterina, oltre a essere una brava professionista, era anche una confidente per tutte loro: la interpellavano per ricevere consigli su matrimoni, sui migliori insegnanti doposcuolisti e i sarti più accreditati. Purtroppo a metà degli anni Sessanta la modista Ester chiuse bottega. Un po’ per la perdita del marito, un po’ perché i tempi stavano cambiando.

Daniela Frisone

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