30 Novembre 2022

D&G, gli abiti, le star e un caffè mai ordinato 

Alla fine dopo giorni di parole, indiscrezioni, accuse, ripicche, invidie e polemiche, il momento è finalmente arrivato. La casa di moda Dolce & Gabbana sbarca a Siracusa per presentare le collezioni di alta moda femminile e maschile e quella dei gioielli.  Eventi blindatissimi, creati ad hoc per gli oltre seicento ospiti provenienti da tutto il mondo. Tanti sono stati i nomi delle star di Hollywood che sono stati accostati all’evento, da Beyoncé alla Bellucci, dalla coppia J.Lo – Ben Affleck a Sharon Stone, ma dalla comunicazione D&G non trapela nulla. Le sfilate non saranno aperte al pubblico e non si potranno fotografare star e modelle e questo ha fatto storcere il naso a molti che già si immaginavano la foto con Vincent Cassel, le stories con Madonna e magari uno scatto in passerella, come l’anno prima, alla kermesse “Oggi Sposi Misterbianco 2021”. 

“Li potete incontrare mentre girano per strada e fanno i turisti – ha detto un pezzo grosso dell’azienda – non sono marziani, sono come noi”. E io effettivamente vorrei proprio essere come Ben Affleck ma se dovessi incontrarlo che si mangia la granita di mandorla e la brioche col tuppo, lo lascerei in pace per rispetto suo e per pudore mio.  Però è vero, nove volte su dieci questi inarrivabili sono molto più cordiali e disponibili di tante tronfie nullità, anche locali. Ma il punto non è questo. È inevitabile che una roba del genere sia blindatissima, non potrebbe essere altrimenti e l’amministratore delegato l’ha dovuto spiegare ai giornalisti intervenuti in conferenza come se fossimo dei bambini. “Se andate allo stadio – ha detto – non potete mica scendere in campo a stringere la mano dei calciatori”. 

La stampa locale ha incalzato: “ma saremo invitati?” No, rispondo io per loro. Non gli serviamo a niente, ci sono quasi ottanta giornalisti da ogni parte del mondo. Una volta per tutte, questo non è un evento per Siracusa e per i siracusani, mettiamocelo bene in testa, questo è un evento che usa Siracusa e le sue bellezze per vendere più vestiti. Non c’è niente di illegale, è il marketing, funziona così. Meno gente sa di Siracusa più facile è legarla ad un prodotto.

Però, lo confesso, un po’ di fastidio c’è, sale quell’odio di classe che ti fa dire: “ma guarda questi che cosa si possono permettere nella piazza della mia città”, anche se poi ,l’ultima volta che ci siamo passati abbiamo spento distratti la sigaretta sulla colonna dorica del V Secolo.

Un amico si è posto qualche domanda scomoda del tipo: “Ma è corretto noleggiare una città o un suo monumento a un privato?”. Oppure, ma se io vendo cacoccioli e voglio fare un grande evento con i buyers internazionali di cacoccioli e ho il denaro per garantire le fideiussioni del Teatro Greco, me lo fanno fare o c’è qualcuno che dice tu sì e tu no?  Io c’ho pensato e ripensato e a queste domande proprio no so rispondere, sono combattuto tra un liberismo sfrenato e una sorta di socialismo reale dove il bene pubblico trionfa su tutto.

Comunque, quello che è certo è il peso specifico di questo evento che avrà delle ripercussioni positive su tanti settori: ricezione turistica, food, transfer – a proposito, avete visto quanti Van neri ci sono in giro? – e poi manodopera specializzata, picciotti, ragazzi e ragazze a fare accoglienza, a montare scenografie, personale della sicurezza e via dicendo. Novecento persone impiegate dicono loro e non c’è motivo di non credergli. In più l’amministrazione cittadina, per farsi bella, ha asfaltato strade, pulito, ridato dignità ad alcuni luoghi dimenticati e questi interventi, vuoi o non vuoi ricadranno sulla vita di ciascuno di noi. Imponente poi lo schieramento di Forze dell’ordine per garantire la sicurezza, che è uno degli aspetti che fa dire a molti che la polizia si vede in giro solo per queste cose qui, anche se a dire il vero è un po’ una forzatura perché questi, ogni sabato e domenica sono a presidiare stadi e campi di calcio e lì nessuno si lamenta. Fa specie invece che siano spariti i parcheggiatori abusivi del Prometeo, che erano presenti pure quando è venuto il Presidente Mattarella che fra un po’ lo accoglievano loro. Chissà se dura o se si appaleseranno di nuovo non appena il trambusto mediatico sarà terminato.

Nel mezzo i soliti irriducibili residenti ortigiani, esasperati da una vita vissuta sempre al limite, ignorati dall’Amministrazione comunale, bistrattati dai residenti degli altri quartieri che li accusano di essere dei privilegiati. In un Ortigia congestionata da auto, dove vige la legge del più forte, ogni sacrificio, anche il più piccolo, anche solo per pochi giorni, pesa il doppio, il triplo. Se poi, sottratti decine di posti auto, si autorizzano i lavori per il ripristino del solarium diroccato “Risossa Mare” o per la pitturazione delle fatiscenti ringhiere del lungomare e si eliminano altri venti stalli residenti, allora la cosa non può che essere vissuta come una terribile provocazione.

Alla fine, l’unica cosa certa, soppesando pro e contro, è il livello alto, altissimo dell’evento che sta per svolgersi. Non bisogna essere appassionati di moda per capirlo. Queste sono cose che si tengono a Parigi, a New York non certo in provincia e di questo bisogna dare atto a Dolce & Gabbana e a questa grande scommessa. Siracusa conquisterà le pagine dei giornali e dei Tg, ci saranno influencer con milioni di follower, tweet, hashtag e foto, immagini, video che moltiplicheranno scorci, particolari, punti di vista che rimbalzeranno Siracusa in giro per il mondo.

Dicono che la ricaduta sull’economia locale sarà inestimabile, che si farà sentire per anni e anni e che fiumi di turisti si riverseranno qui, a rivedere quei luoghi resi “immortali” dagli stilisti. Saremo in grado di gestire questa cosa? Ho i miei dubbi, posso solo sperare che non capitino nel bar centralissimo dove mi sono seduto prima della conferenza stampa. Solo un paio i tavolini occupati, ne ho scelto uno all’ombra, ho aperto il computer, mi sono connesso, ho scritto due e-mail di lavoro, una parte di una cartella stampa, e qualche riga di questo pezzo, ho anche fatto una telefonata, poi ho chiuso tutto, riempito lo zaino e sono andato via senza che nessuno si sia degnato di chiedermi cosa volessi ordinare.

Emiliano Colomasi

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